Gioielli Rubati 76: A. Mermaid – Cipriano Gentilino – Iole Toini – Loredana Semantica – Patrizia Sardisco – Marco G. Maggi – Alessandra Marcotti – Luciana Riommi.

I gioielli rubati di amArgine

almerighi

Efialte

Mi trovo spesso con i fantasmi quando tutto il mondo va a dormire,
Il mondo le chiama creature orribili
ma con mia meraviglia le vidi piangere.

Sembra sempre che la loro oscurità sia il mio conforto anche se risucchiano luce
Il mio mondo a volte sembra noioso e superficiale lo hanno mai visto illuminato?

Conoscono il colore dei miei incubi e tutte le parole che mi trascinano giù.
Come il mondo inizia a scivolare fuori dal mio corpo
ogni volta che resisto e provo a deglutire.

Respiro per respiro cerco di camminare, non sono sicuro dell’orizzonte o del terreno.
Mi è stato detto di non allontanarmi troppo perché l’inferno non ha nulla da offrire, ora lo so.

di A.Mermaid, qui:
https://kajalwriterblog.wordpress.com/2020/01/04/ephialtes/

*

Casa mia

Col vestito dell’outlet
grigio scuro
composto tra gelsomini e
un pezzo di jazz del ’53
senza un dio,
biodegradabile
solo ritornerò
a casa mia.

di…

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Dentro di me un romanzo

Dentro di me un romanzo
dalla nascita brulicante di cortili
alle gebbie d’acqua fredda e anguille
sperdute tra rovi cicale e frinire
oltre le cancellate in cima alle scale
nei posti della memoria
dimenticati dalla storia spariti dalla terra
arati dalle ruspe al suolo
che compaiono solamente
in flash incerti dei ricordi
quasi fossero dei sogni.

In un altro capitolo il presente
arroccato a qualcosa che si sgretola
mentre avanza il tempo inesorabile
senza fretta con la calma sicurezza
di chi non ha precisi appuntamenti
dagli ostacoli si vede
che franano i punti fermi
gli stessi che sul foglio con la penna
erano uniti in progressione
in forme di una certa consistenza
a cui appuntare piedi medaglie o certezze
d’essere un preciso essere
un puntino esatto sulla terra.

Adesso il finale ad effetto
sui palmi le stimmate rosse
nel costato lo squarcio incrostato
dell’eremita.

Mi sveglio presto

Mi sveglio presto col colpo in canna
vorrei sparare entusiasmo e invece
ho solo tante cose da fare
appena mi siedo scrivo qualcosa
mi viene in mente la prima frase
come un riflesso condizionato
il resto viene come viene
come un ospedale.

È che ancora non ho aperto
la mia camera dei segreti
mi muovo sempre dentro
quella delle necessità.

Tutta l’acqua che scorre

Tutta l’acqua che scorre
tra me e la terra che fa madre
il suolo di alberi fiori uccelli
tutta l’acqua non basta
per l’invaso l’azzurro l’onda.

E sebbene mi attraversi
e alla natura colleghi
il mio essere al mondo
nei rivoli del mondo
si disperde e nelle gocce
che il cielo accoglie
essendo l’essere stesso
il corpo interposto
l’ostacolo all’immersione
al passaggio nella dimensione
dove il luogo fluttuante
è di particelle e tutti gli atomi
vibrano la stessa musica
cantando con le boccucce
rosa da coro d’ angeli
la stessa canzone.

E’ per questa resistenza che
ancora cerco e non appartengo
per essa diffido e allatto
ironica il fiato invisibile
del pathos.

Io scrivo poco

Io scrivo poco
e quel poco che scrivo
è inutile.

Mi guarda come se avesse
una vita nascosta
patetica quanto basta
a rendersi insopportabile
con poche rime
per non essere accattivante
quando non lezioso
di assonanze
duro di stacchi sul mondo
cuori repressi e struggimenti
segreto gentile ostile
non meno che selvaggiamente
esposto.

Resta così spurio e solingo
al centro del luogo
sparito.