L'anima

L'anima ha uno sbocco pietoso

di occhio alto nel cielo

che tutto vede e che piove

l'anima ha un silenzio notturno

tra gli esseri che formano schiere

libri collezioni di premi

ma l'anima è un'anima anomala

come un onda che sbaglia

che penosa si gonfia

di un mare di cose

non dette possibili grandi

che quasi sembra che s'alzi

e invece niente.

 

 

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Lampi di magnolia

Vorrei che i vostri occhi potessero vedere
questo cielo sereno che si è aperto,
la calma delle tegole, la dedizione
del rivo d’acqua che si scalda.

La parola è questa: esiste la primavera,
la perfezione congiunta all’imperfetto.
Il fianco della barca asciutta beve
l’olio della vernice, il ragno trotta.

Diremo più tardi quello che deve essere detto.
Per ora guardate la bella curva dell’oleandro,
i lampi della magnolia.

Franco Fortini (pseudonimo di Franco Lattes), poeta, critico, saggista, nato a  Firenze nel 1917, morto a Milano nel 1994
Franco 

Il sacrificio di Fukushima

tratto da qui

Il sacrificio di Fukushima

di Marco Rovelli

Connesso di continuo in questi giorni, a seguire gli sviluppi del disastro giapponese. I sensi all’erta, il pericolo che ci minaccia. Una nube, ancora. Una nube che sfugge, inafferrabile, senza riguardo per frontiere e religioni. Incarnazione tangibile (nella sua intangibile numinosità) dell’essenza perversa del capitalismo globale. Poi, nel cuore del disastro, la vicenda dei cinquanta tecnici della Tepco che hanno scelto volontariamente di restare nella centrale di Fukushima a fronteggiare la catastrofe. Che hanno scelto la morte. 

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Proprio il vuoto

Per mettersi a giocare in borsa, non mi sembra
il momento buono: è già difficile
di solito, con tante voci sbagliate, con gli agenti
che comprano sempre al massimo e vendono al minimo
(dicono) della giornata… ma adesso
che soffiano vaghi scandali sul foro
e inchieste abortiscono e c’è ogni volta qualcuno
che vien su pancia all’aria, come i pesci
quando si pesca con le mine,
davvero è meglio, se puoi, starne alla larga. (Ed è, riferiscono
i viaggiatori, una gabbia di matti, dove
non cadrebbe uno spillo
anche se poi, a scoppiare è proprio il vuoto.)

Giovanni Raboni, poeta, scrittore, giornalista, Milano 1932 – Parma 2004
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