La verità ti tocca

La verità ti tocca
come uno schiaffo
e tu vedi te stessa presente
nello specchio del niente.

Ansimante insufficiente
persa nei luoghi della bellezza
ti chiedi aggrappandoti al pozzo
fin dove resiste il fondo.

Dove i colori l’entusiasmo
le immagini che amavi
per sacrificio all’altare
di quale dio.

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Dovrei raccontare

Dovrei raccontare le tue stesse cose
quel contemplare deviato da distrazioni
collocate nei luoghi più impensati
dove si scatenano pensieri
inanellati in lunghe catene di cobalto.

Dovrei dialogare al tuo stesso modo
con il pezzo di vetro lucente occhieggiante
a lungo dimenticato nell’angolo sepolto
tra la porta della cucina e lo scaffale
stipato di innumerevoli cose utili affastellate
dire dell’arte del rinvio e dell’attesa
dell’ordine scompigliato continuamente
da nuove priorità di un tempo governato
dall’insufficienza celestiale.

Dovrei poi scrivere una poesia come la tua
aperta alla penetrazione di molteplici sensi
nel verso lungo e particolare dell’ attenzione
onorare la lingua della lentezza e del quotidiano
piegarmi a raccogliere ogni frammento
porre l’ultimo dinnanzi a me sul tavolo pregiato
osservarlo con raccolta attenzione di scienziato
vedere la timidezza del vento l’ampiezza
del cielo sul lato destro tagliente
infine assaporare lo specchio di me
la potenza uguale del creato.

State lontani dal potere

state lontani dal potere
che vi beve l’anima
siate liberi come uccelli
pronti a spiccare il volo
di slancio dai fili della luce
disegnate stormi nei cieli
coi fratelli pennuti leggeri
o traiettorie misteriose
solitarie
migrate se occorre
o restate appollaiati al palo
fantasticando di viaggi
d’oltremare dipingetelo blu
il profondo quel blu che
i corpicini senza ali
non possono nemmeno
immaginare

Mi seguono senza dirmi niente

Mi seguono senza dirmi niente
da dove vengono
perché mi seguono
cosa trovano nelle mie immagini
di me
del mio risvolto
del verde ocra rosso
dell’ordinarietà del mio essere.

Luce cerco semplicemente luce
fino all’abbaglio celestiale
al bianco di fusione colossale
all’urgenza sul percorso dimenticata
fino alla perdizione che travalica
il pugno che le mosche
sfuggono
la sabbia che scorre a fiumi
tra le dita

Spegnerti come potessi

spegnerti come potessi
una lampada
che luccicante fervore
s’accende per lo sguardo
al ricevimento d’ occhi
come traguardo come sollievo
ora che non rispondi e neghi
volti le spalle e t’involi
ecco un epilogo scontato e lieto
tutto risolto quindi in questa pena
che dissipa costantemente dissipa
lo squilibrio nel possesso
spiace solo che
non abbia compreso la certezza
l’indignazione della modesta offerta
non dell’anima ma del sesso
che offrirsi nudo
ed essere rifiutato solo
questa sarebbe stata
malagrazia

L’amore delle montagne di Juan Carlos Galeano

L’amore delle montagne è una cosa seria

Le montagne amano a qualunque età. Una montagna con
milioni di anni si innamora di una persona di venti.

Una montagna addormentata aspetta per migliaia di anni
un bacio da chiunque.

La montagna a forma di coppa vuole che la bacino solo
gli angeli.

Le montagne che ne amano altre lo esprimono semplicemente
scambiandosi stormi di uccelli.

Guardando indietro, un uomo si rende conto che una
montagna lo ha seguito.

La montagna che ulula d’amore è davvero una fiera.

Con solo un poco di riso e acqua ogni giorno, una
montagna è più alta e più saggia.

(Le montagne di soldi e di panni da lavare non provano
gli stessi sentimenti).

Juan Carlos Galeano – Amazzonia