In questo giorno santo

In questo giorno santo
della Madonna nera
a cono coperta
da un manto tutto d’oro
invoco la benedizione celeste
sugli amici passati e presenti
falsi virtuali veri promettenti
sul futuro di questi mondi
invasi dall’inumano sui mori
palestinesi e persiani
sulla fratellanza smarrita
acché presto sia ritrovata
ingrottata nella mangiatoia
sotto il fiato d’ asino e bovino
davanti a uno stuolo di pecore
belanti il gloria dei cristiani
sulle carovane seguaci di correnti
curiose fastidiose scodinzolanti
che accorrono agli eventi
con scorci tragici o dementi
sulle nature eremitiche che coltivano
l’autentico sempre più fragili
ignote ignorate ignoranti
vacillanti di tosse isolate e infine
sui miei polmoni fracassati
e il mio torace in forse.

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Io non ti chiedo

Io non ti chiedo di leggere questa mia
già lo stai facendo qui nel presente
non ti chiedo di seguirmi abbiamo cani
abbastanza al guinzaglio e vari tipi
di animali da zoo e cavanserraglio.

Io ti chiedo di leggere a ritroso
un verso dopo l’altro quanto ho scritto
nel tempo compiendo un viaggio
mentale nelle stesse spirali ideali
volute note musicali e accorgerti
di scendere lentamente a gradi
una qualche scala interiore
che ti conduce a un punto dove
la tua anima e la mia sono nude
senza vergogna alcuna l’una all’altra
di fronte o persino se lo vuole
l’estro l’intuito il destino fuse
in un abbraccio nostro profondo
precluso agli altri eterno
senza mai esserci visti nemmeno
in foto o di sfuggita neanche
per pura casualità per un secondo.

Eccovi integro

Eccovi integro scodellato
scolato del suo liquido
condito riccamente e saporito
il nostro più autentico
amato fallimento ieratico
dove convergiamo penduli
capovolti inanimati
vedovi di speranza
crocifissi di pena
curvi e imbiancati
nell’evviva impassibile
della litania

Beato non far niente

Beato non far niente
l’ amo del tutto e frontalmente
al punto che spesso inerte lo contemplo
risolvendo che rispetto a tutti i possibili fare
di quel momento di quel preciso momento
che sto vivendo esso è di gran lunga superiore.

La stasi supina del cuore
è posizione magnifica per giacere nel buio
a volte penso di stare così per sempre
indefinitamente fino a scomparire nel piano
sottostante rosso di fragola brillante
altre intreccio pensieri
nei quali si confondono oggi e ieri
il lavoro i parenti il mondo
né il domani presenta particolare interesse
tale da muovere le membra all’azione
al guizzo d’argento al riscatto.

È una condizione perfetta per osservare il soffitto
il semilucido della parete le due o tre crepe
qualche puntino nero incerto
se essere macchia o insetto
insopportabile zanzara ad esempio
che disturba la quiete parossistica da inetto.

La verità ti tocca

La verità ti tocca
come uno schiaffo
e tu vedi te stessa presente
nello specchio del niente.

Ansimante insufficiente
persa nei luoghi della bellezza
ti chiedi aggrappandoti al pozzo
fin dove resiste il fondo.

Dove i colori l’entusiasmo
le immagini che amavi
per sacrificio all’altare
di quale dio.

Dovrei raccontare

Dovrei raccontare le tue stesse cose
quel contemplare deviato da distrazioni
collocate nei luoghi più impensati
dove si scatenano pensieri
inanellati in lunghe catene di cobalto.

Dovrei dialogare al tuo stesso modo
con il pezzo di vetro lucente occhieggiante
a lungo dimenticato nell’angolo sepolto
tra la porta della cucina e lo scaffale
stipato di innumerevoli cose utili affastellate
dire dell’arte del rinvio e dell’attesa
dell’ordine scompigliato continuamente
da nuove priorità di un tempo governato
dall’insufficienza celestiale.

Dovrei poi scrivere una poesia come la tua
aperta alla penetrazione di molteplici sensi
nel verso lungo e particolare dell’ attenzione
onorare la lingua della lentezza e del quotidiano
piegarmi a raccogliere ogni frammento
porre l’ultimo dinnanzi a me sul tavolo pregiato
osservarlo con raccolta attenzione di scienziato
vedere la timidezza del vento l’ampiezza
del cielo sul lato destro tagliente
infine assaporare lo specchio di me
la potenza uguale del creato.

State lontani dal potere

state lontani dal potere
che vi beve l’anima
siate liberi come uccelli
pronti a spiccare il volo
di slancio dai fili della luce
disegnate stormi nei cieli
coi fratelli pennuti leggeri
o traiettorie misteriose
solitarie
migrate se occorre
o restate appollaiati al palo
fantasticando di viaggi
d’oltremare dipingetelo blu
il profondo quel blu che
i corpicini senza ali
non possono nemmeno
immaginare