Un fiore placa il terrore

un fiore placa il terrore
placa l’ansia una luce fioca
tanto se c’è da morire si muore
con una pallottola in fronte
con le carni straziate
le mani gelate
sussultando
scarpe bambole sangue

diremo poi
all’altare dell’Unicità
noi almeno abbiamo vissuto
coi santi dei valori cristiani
occidentali e musulmani
fin dentro la terra
liberi e umani

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Io non so se sia questa la strada

Io non so se sia questa la strada
se questo fiacco spendermi
mi consoli
se barcollo se prego
se mi piego.

Io non so se sia polpa o sia scocca
se sia vita
questo barlume di vita
se si vede accecata la vista
se a distanza mi riconoscono bocca.

Io non so se tracimo
se resisto se insisto
se è dovere o potere
se spargo un’aura di forza.

Io non so neanche se ho forza
se mai avrò forze abbastanza
per dopo o per sempre
per dare e per fare
o centripeta
produrre altra forza.

Io non so se posso e potrò
questo slancio feroce a singhiozzi
fino a quando potrò del domani
la meccanica a dinamo
l’insistenza a sfiancarmi
sfinirla la rete
il rotore.

Viene come viene

Viene come viene il vento
mordendo l’alba
e nella bocca la faccia
che s’incastra che s’accavalla
l’aria è tutto un turbinio di carne
sfatta
rosso fuoco e polpa
cento poesie fantastiche
e una sconfitta
la prima e l’ultima
da ricordare
darsi alla luce e poi crepare.

Volevamo essere eterni
e siamo invece solo noi
solo mortali.

Sapessi quante volte

Sapessi quante volte mi perdo
d’animo e di voglia
m’assale una stanchezza ossuta
come una doglia
e avrei bisogno di una spalla 
dove poggiare le dita
e un petto dolce per la fronte
e stare ferma così vera e sincera
come una bambina
consegnando muta i pensieri
(che i pensieri non c’è bisogno di raccontarli
sono quello che sono croce e bagaglio)
tranne quello bello di avere
finalmente un appoggio
un approdo o comunque
un luogo dove sostare alla fonda
mentre i pesci di sotto lucenti
azzurri con le pinne come ali
nuotano nel mare.

Una piccola nausea

Una piccola nausea quotidiana
come un batticuore improvviso
o disgusto
parametrato sui versi d’intaglio.

Bocche cucite agli scarti
compartecipa l’onta
forse spaura la pietra.

C’è qualcosa che frulla da dire
c’è una fatica incisiva del vivere
voglio morire stanotte lei dice.

Dicembre è solo una botola
dove la carne cerca la pace