E’ come se li digerissi tutti

E’ come se li digerissi tutti
a poco a poco
masticando il pane
della parola
che lascia nella bocca
un suo sapore

E’ come se non credessi
come se tutto fosse
un vestire di parole vuote.

E guardandoli negli occhi
appena un poco
quel tanto che lo sdegno regge
ricordo loro che dopotutto
tutto ha un peso
e l’onda di risacca
il suo ritorno.

E’ come se li risputassi tutti
quando la saliva cola in gola
e s’addensa sul fondo della lingua
e schiuma le parole nel respiro
e respira annegando la parola.

Scrivo una dopo l’altra

Scrivo una dopo l’altra
cose elementari
quasi uno scavare dentro
fino all’essenza
prossima al fotografare
il cuore della mia Sicilia
le dolci colline autunnali
vestite del manto dei campi
appena arati a riquadri
che si affiancano e differenziano
per verso del solco e diverse sfumature
di verde giallo rosso della terra.

Non so se questa sia ricerca spirituale
o piuttosto di radici
dell’origine ancestrale
che giunge a me da un lato
e dall’altro risale
avo dopo avo
al padre del padre del padre
di mio padre.

(Io sono
la foglia terminale)

La poesia allora era

La poesia allora era un oggetto nuovo
che osservavo tenendolo a distanza
non meno adesso ch’è compagna
mia da molti anni
non meno adesso che ci sono dentro
come sta un vestito al corpo
un corpo al suo vestito più aderente.

Ci sono uomini

Ci sono uomini
che si lasciano legare
a un destino senza cielo.

Oggi seduta al solito posto
contemplo per l’ennesima volta
questo luogo
di pareti bianche e maiolica rosa
ha confini giganti e incredibili orizzonti
che non riesco nemmeno a raccontarli tutti
per quanto mi sforzi di trovare
parole mai abbastanza
e in quelle il cosmo immenso
infinitesimo
che impasta molecole
nel suo respiro lento.

Accende il verso una qualunque

Accende il verso una qualunque
parola
monocromatico ad esempio
o scarto o cielo
quest’ultimo specialmente
l’accende
quand’è azzurro annuvolato
ed evoca una voce o luce altra
qualcosa d’indicibile
come l’infinito.
 
Invero l’illuminazione
non è cosa da poco
non è ostia per tutti.

Ci sono un poco di morti

Ci sono un poco di morti
sulle quali qualcosa dovrei dire
della nipote della mia collega
falciata sulla strada
a tredici anni ad esempio
da un giovane ubriaco.

Suo padre ieri le ha comprato la borsa
che desiderava tanto
rossa di Armani per regalo
la madre ne posta su fb la foto
te l’ha comprata papà tesoro
buongiorno la mattina e buonanotte a sera
io non so se questo allevi
il dolore della morte.

Sulla spiaggia intanto allineano lenzuola
come bozzoli giganti di farfalle
salme di carne da macello
il fuoco brucia l’ali come carta
il fumo intossica la vita
e l’acqua annega nel sangue
che scoppia in testa anche il respiro
tutto accade
senza che si muova un dito
per soccorso e poi
si grida.

Mi accorgo di guardare

Mi accorgo di guardare più spesso verso l’alto
persino quanto guido l’automobile
e uno spicchio fantastico di cielo
tra due edifici in fondo ad una strada
svoltando l’angolo appare all’improvviso.

I disegni delle nuvole
hanno qualcosa d’incredibile
sono bianchissimi e rotondi
a strati sovrapposti di sfumature
ma è la loro luce che incanta soprattutto
l’idea che lassù ci sia tutt’un altro respiro
un freddo insopportabile che non fa male
una purezza che libera le corde
le zavorre
le urla degli umani nell’azzurro
si perdono
ogni cosa che ha corpo
si fa puntino invisibile
mentre il volo è meraviglioso
infinito

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