Oh madre castissima

Oh madre castissima
pregiata salvezza
generalissima

oh nodo irrisolto
pioggia spiovente
di fragile sole

che non hai tregua
o sentimenti o rimorsi
che non hai segni
o alberi o lune

ti disconosco nei secoli
sagoma bianca
icona di fuoco
ti formo di nuovo
perfetta nel buio
ora e per sempre
madonna

Sull’amore

Sull’amore potrei dire molte cose
che a volte è dolce ad esempio
e gronda dalle ciglia miele
oppure fonde come cioccolato al sole
che strugge i piccioncini in lontananza
che stravolge la mente degli amanti
tanto più violentemente quanto più è negato
dall’amato dalla mente o da varie circostanze
potrei dire ancora che consuma
e logora la vita al punto
che sono più bianchi i capelli delle madri
il loro volto in genere ha più rughe.

Potrei altrimenti dire che mi sta sul cazzo
quello che non c’è naturalmente tra le gambe
quello ideale che si cita nella locuzione popolare
per esprimere insofferenza insopportabile.

Ricordo la prima volta che ho sentito l’espressione
una collega l’ha rivolta a me personalmente
io novellina di lavoro non seppi nemmeno replicare
carente certamente di bagaglio culturale.

La verità è che bisogna esercitarsi ad essere volgare
come in amore esercitarsi ad amare
e raggiunto il livello di saturazione
traboccare.

Potrei dire ancora che non è gentile
come dice Livio nella sua scrittura
che morde alla testa d’Ugolino
che divora ogni ragione in gran tempesta.

Potrei dire ch’è feroce
che spende ogni risorsa del respiro
che s’abbarbica impossibile alle porte
che s’addossa e freme e fionda
che precipita di doglia
e scrive

Vorrei essere

Vorrei essere un papavero
coi suoi petali rossi velati
fragrante di peli sul gambo.

Vorrei sfiorire nel vento
in un alito d’oppio
innamorato del grano.

Oppure quel minuscolo uccello
annegato nel secchio dell’acqua
dove s’abbevera a sera il mio cane
un fagottino di piume
così piccolo e fragile
che la carcassa di sfalda
senza nemmeno un fetore.