Muore ignominiosamente

Muore ignominiosamente la repubblica.

Ignominiosamente la spiano

i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.

Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.

Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,

si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli.

Tutto accade ignominiosamente, tutto

meno la morte medesima − cerco di farmi intendere

dinanzi a non so che tribunale

di che sognata equità. E l’udienza è tolta.

 

(Mario Luzi, da Al fuoco della controversia)

Io chiesi a loro

Io chiesi a loro d’essermi cari

ma il loro eremitaggio fu diverso dal mio

come due piani paralleli o tre o quattro

ciascuno veleggiava per i suoi mari

per alcuni si accendevano fanali

per altri era un cerimoniale

un ampliamento orizzontale o verticale

diversi dunque e spiumati come uccelli

giungemmo alla notte insieme

come fratelli.

Uno dopo l’altro

Uno dopo l’altro muoiono i poeti

pare si ritrovino nell’oltre

che è non si sa bene dove

pubblicati e impubblicati

minuscoli e ignorati

negati e rinnegati

suicidi e suicidati

tutti si ritrovano

dove non ci sono né piccoli né grandi

né accade come alcuno dice

che gli ultimi siano i primi

né che le pietre scartate siano testate d’angolo

perché non c’è edificio di mattoni

lì dove sono

ma sono loro l’edificio

un solo corpo unanime

senza carne ossa sangue.

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