Non distrarti

Non distrarti resta appesa
in quella stessa crocifissione
che ti ha resa strana malata
sfogliata tragica moltiplicata
aggrappata a qualche spigolo pallido
incontrovertibilmente sparigliato
poi ti ha guarita apparentemente
ma ancora ti guarda ti sfiora ti scolora
traspare trapana gonfia s’ingolfa
trapassa ingrassa muggisce
raspa come le unghie d’ un topo
e i graffi sono croste infette
che si ritraggono lentissimamente
lasciando una traccia
rosea dapprima poi biancastra
che spicca indelebile sulla pelle
olivastra mentre l’altra
una qualunque mai vista
ti dice tu l’hai voluto
un istrice

Quel che volevo dirvi

Quel che volevo dirvi
è ciò che vi ho detto
tutto l’esatto imperfetto
del coacervo estratto
dalle profondità insaziate
del magmatico nulla
quel che resta da dire
molto di più del tempo che resta
poche cose di cui sono certa.

Langue il silenzio a vantaggio
del frastuono
tra pudore e vergogna
non si colloca la superbia
tra chiedere e indagare
non abita la discrezione
tra verità e suggestione
cova il mistero
tra invenzione e autentico
gronda la creazione
tra qui e passato la memoria
tra ora e domani la divinazione
tra mani e dolore la poesia.

Il successo non dura
e poi ha un prezzo per alcuni
difficile da accettare
oltre la vita il raccolto
il racconto gli altri
la prosecuzione.

Saltare da qui

Saltare da qui a un altro luogo
è per trapassi dove le linee
incontrano la griglia dei colori
e il corpo la magia dei chiaroscuri
prendono vita forma spessore
nell’impasto che si ripete ancora
imperfetto per sole masse
di spostamento infinitesimali.

È nel millimetro il segreto
nel suo posizionamento sporco
o esatto incerto più spesso
negli infiniti tentativi
di rendere l’impressione fino
all’esaurimento della volontà
al punto dell’ora basta
oltre non posso.

(Scrivere è lo stesso)

Ho un pugno

Ho un pugno d’immagini
e un pugno di dolore
con questo grumo
ho intessuto la trama
bussato a cento porte schiuse
acceso trecento candele
curato indifesi esserini
posto un rimedio ovattato
al nero cernito sbiancato
scansato secche vipere ortiche
in conto all’abbandono
ho coltivato tenerezza infinita
stupita gratitudine
cresciuti figli a pazienza
in lamine e fiocchi
tra orizzonti di bruma
e schiarite.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑