C’era natale

Mi disturbano le luminarie

tutta l’iconografia del natale

le stelle gli alberi i puntali

i pastori che non stanno in piedi

la grotta sempre povera e muschiata

gli angeli del gloria caduti sulla strada

mi disturba la madonna inginocchiata

giuseppe col bastone

la culla sempre vuota

l’asino il bue

tutti gli altri animali

oche agnelli

ventidue galline che non sanno volare

le pecore in particolare.

Del natale soprattutto

mi disturbano quelli che lo negano

gli altri che lo cantano

l’abdicazione della speranza

non avendo ricordi a cui votarsi

auguri infiniti bei regali.

Mi disturba anche a natale

la percezione inenarrabile del vuoto

ed è già cosa buona

di miracolo semplice

che non sia del male.

 

23. La lingua degli uccelli

Lui pronuncia la lingua degli uccelli
esce dal becco lungo adunco
a croce
limpidissima la voce
ventitré suoni a calibrare il vento
soffio che passa dalla bocca
tasto che la corda tocca
rombo spacca timpani di tuono
acceso fuoco che produce
onda dal fragore verde
dove cadere per elastico abbandono
dal più alto picco del dolore
sottomettendo al dominio del pensiero
l'istinto di sopravvivenza primitivo. 

24. L'assenza

Non che sia spogliarsi il nocciolo

non il sogno o il miracolo

ma l'assenza

il vero cuore 

la spaventosa mancanza che inghiotte

l'anelito cercato inutilmente

per mille e mille volte

quasi come una nascita

chiave che meravigliosamente apre

il grande mistero

tutte le ventiquattro porte

o all'opposto

una sentenza inappellabile

di morte. 

Per lei

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era cosí schietta)
conservino l’eleganza povera,
ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

Giorgio Caproni, poeta, nato a Livorno nel 1912, morto a Roma nel 1990

Accadimento 27.28.

Accade di reggere la croce

come ventotto cardini la porta

di varcare la soglia fino al bosco

dove cresce la parola

ed ogni varietà di fiori

erbe alberi cespugli

il legno inchiodato sulla spalla

a sgravare parti prematuri

come una pena

che la sostieni e soffri

se l'abbandoni pure.

 

Accade che sia merda

rifiuto scarto spazzatura

che sia un assurdo e una vergogna

che taluno legga ascolti pensi

che a qualcuno possa mai

appena un poco interessare

quella cosa penosa

ridicola noiosa

summa d'inutilità fatta parola

di uno scritto in versi.

 

Accade che si scriva

ed è un errore

che si abbia almeno un etto di pudore

per riscatto del cedimento

di nascondere al mondo l'apparato digerente

ventisette metri d'interiora

e il corpo circostante dell'autore

fonte reo con fessa

di tanto orrore.