E’ strano vagare nella nebbia

E’ strano vagare nella nebbia!
Solo è ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l’altro,
Ognuno è solo.

Pieno di amici era per me il mondo,
Quando la mia vita era ancora luminosa;
Adesso, che la nebbia cala,
Nessuno si vede più.

In verità, nessuno è saggio
Se non conosce il buio,
Che piano ed inesorabilmente
Da tutti lo separa.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è essere soli .
Nessuno uomo conosce l’altro,
Ognuno è solo.

Hermann Hesse, scrittore, poeta, pittore nato a Calw (Germania) nel 1877, morto a Montagnola (Svizzera) nel 1962

Curriculum

Io sono una principiante
non ho referenze requisiti esperienza
sono ignorante
non ho laurea licenza o diploma
non ho studiato
senza titoli inesperta incapace
approssimativa sono
incompetente imperfetta
inabile superficiale inadatta.

Una dilettante sono
lenta inattiva imprecisa
raffazzonata pressappochista
maldestra
antiestetica sono bassa tarchiata
sono antipatica nera
arrabbiata
quando ho provato a farmi una foto
persino la macchina si è guastata.

Sono asociale individualista
egoista
non ho mai pubblicato
sono gelosa invidiosa fallace
sono ambigua bugiarda banale
inetta disillusa perdente
sono impreparata alla vita
inerme inerte sono
completamente fallita. 

Come ti dico

Il mondo è così come ti dico
splendido a volte
obbrobrioso
come ventinove pugnalate
agli occhi al cuore al pube
bello è il mondo come il sole
l'azzurro cielo dove
il sole allarga sfolgorando i raggi
orrendo è il mondo
come un corpo nudo esposto
tra i pizzi del sangallo
la sua giovane pelle
il sangue scuro
in rivoli rappreso
bella la primavera
quando semina nel verde
i punti gialli delle margherite.

Così è il mondo
come l’odore del pane
cotto al forno
forma fragrante
profumo di buono che si spande
dolente il mondo
come le ferite inferte al corpo
cattive rosse uccise morte
bello come un fiore di fanciulla
i buchi neri dei morsi sopra il seno. 

La lesione

Sugli arti spunta talvolta
una lesione nuova
un ponfo un graffio un taglio fresco
una ferita
che sfrigola d'acqua ossigenata. 

Una di queste rotonda
tutta (e)rosa si è accampata
in cima al mio avambraccio
da oltre un mese l'osservo diffidente
 mai che mi sorrida
che mi rassicuri d'essere innocente
mai che sembri di voler guarire.
A tratti s’infiamma di bolle purulente
 mostro che prepara il pasto
 ingorda fiera  famelica di pelle
quando si espande a impulsi sembra
un buco nero che del corpo voglia
per magnetismo invincibile
inghiottire tutta la materia.

Io la sferzerei di rabbia a sangue
per aver preteso una pezzetto del mio braccio
per aver osato d’abitarmi
in una qualche superficie o anfratto
soprattutto per averlo fatto
senza chiedermi il permesso
senza nemmeno aver sfrattato prima
gli inquilini che c’erano a  contratto
i miei tormenti soliti e noiosi
da sempre legittimi abitanti.