Ma davvero dobbiamo sottoporci

Ma dobbiamo davvero sottoporci
a questo
a questa infinita pena dell’esporci
un buco cavo nicchia
sarebbe un felice luogo
da cui osservare il mondo
un bozzolo covato nel tepore
antro dai  mille occhi
tana che accoglie il corpo
luogo da cui lanciare
come stelle filanti
le parole.

Annunci

Francesco Tontoli: Silloge Semiminima

Anticipi
 
Il poeta è esposto alle stagioni
e a settembre sta lì a valutare
con occhio critico
se quella foglia in bilico si stacca
e nel suo volo c’è tutto quell’incanto
che gli preme
le variazioni della luce
le voci che raccoglie da quell’albero
la tessitura dei rami che incominci
a intravedersi quando ancora la calura
ne appesantisce il tronco.Il poeta non sa attendere
anticipa col gioco il percorso
che fa nuovo il vento
e ogni volta è il suo turbine a spingere
le foglie in corsa bruciandone i colori.

E’ già autunno dice
mentre il sole cuoce i suoi legni
e fa appassire crudelmente i frutti.
E’ già sera teme
quando invece il giorno rumoreggia .

E’ già tempo pensa
quando il tempo ancora non lavora.

Ultrasenso

A volte la poesia ha un ultrasenso
un’ onda non udibile si infrange
arriva alle soglie degli scogli sentinelle
rovescia cose cuori cianfrusaglie
dimore interiori impeccabili e ordinate
scioglie le statue di sale chiamandole lacrime.

Solo alcune volte non sempre
ma per quelle volte basta
smetti di leggere e già sei un altro
rifai le stesse cose con altri gesti
riconsideri la luce nelle foglie che precipitano
la linfa degli alberi che ancora vi circola
e allora ti stupisce il silenzio di una strada.

La trama

Ora vengo a te
ti sono ente
essendoti tessuto
ti filo nel verbo del telaio
cambio il tuo liccio con la mia spola
e intreccio il tuo ordito col pedale
saremo losanghe
e non avremo capo
e imiteremo la natura
nella fantasia dei suoi motivi
pregheremo sul tappeto di quei fiori
e i colori cupi si alterneranno
a quelli chiari
e la trama che ogni notte disfaremo
(quella che compone e torna esatta
sopra il cielo che ci ignora trapuntato)
ci ingegneremo a disporla
ogni giorno come nuova
con i disegni nostri
quelli più vivi.

Il nesso

Pensieri scintillanti
li ho tra le mani
e mandano bagliori
squaderno questa luce mattutina
come un ciclope miope.
Se dio mi è morto tra le dita
dopo un temporale notturno
mi chiedo chi possa fare un cenno al sole
sollevare questo chiarore chiassoso
che dilaga nell’azzurro.
Chi vuole provare a spostare il senso
chi coltivare il nesso
frugare nella notte
e cavarne quel lume.

3 cuori

tre cuori ti devo
mi frugo nel petto
mi frugo e ti aspetto
e un altro lo scavo
troverò qualcosa
che batte nel cavo?
eccolo uno
uno è affondato
l’altro è di un altro
l’ultimo le mie mani
non lo contengono

L’autunno si fa sentire

Tutti i cerchi che disegna una foglia
prima di atterrare
tutte le linee che partono dal suo palmo
aperto e bruciato
tutte le geometrie nate dai sogni che Euclide
ha scartato
e i disegni immaginari che il vento dell’autunno
scaglia in alto a ottobre
tutte le cose che sono dentro il gioco del cadere
quando la gravità è lieve
e nel volo possiamo cogliere il senso del posarsi
tutta la forza che sposta i significati dei colori
tutta la loro profonda verità
tutto il movimento che l’occhio raccoglie
nel suo bicchiere
per ubriacare di felicità o di struggimento
il nostro plesso solare.
Tutta la meraviglia che sento
quando apro la mia mano
accanto all’orecchio.

Oggi nella testa ho un mare

Oggi nella testa ho un mare
o forse un fuoco
i pensieri si accavallano
come onde rosse spaventose
sebbene io ne scelga uno soltanto
e lo affronti con coraggio
in ogni aspetto
non appena quasi lo posseggo
subito
ne arriva un altro
che lo afferra con forza sovrumana
l’altro resiste e lotta.

Entrambi volendo prevalere
chiamano alleati
che a loro volta
entrano in partita
è l’ennesima battaglia
della lunga guerra dei neuroni
che non ricordo affatto
quando sia cominciata
di certo finora nessuna pace
tra le meningi
nessuna bandiera bianca
a sventolare.

Nascondete le poesie

Nascondete le poesie
che sono pietre preziose
tra una pagina e l’altra di carta.

Nascondete le poesie
mi raccomando
dai ladri che le rubano
le mettono in un sacco
le portano nel bosco
le sgozzano nel sangue
e sono morte e sono tante.

Nascondetevi poi anche voi
per passi indietro
che siano tanti mi raccomando
fino raggiungere il muro
poggiarvi le spalle
diventare di burro
messe in alto le mani
sprofondarvi.

Restiamo fermi qui

Restiamo fermi qui
a vegliare questa notte
che non decide l’alba.

Stanotte di certo
da qualche parte accade
qualcosa di bello o turpe
di importante
un bimbo nasce di certo
da qualche parte
da un’altra
c’è un uomo che fugge
insegue o spara
altrove una donna
viene stuprata
un’altra in silenzio piange
nella sala d’attesa di un ospedale
qualcuno fa l’amore
tra le coperte soffici
molti dormono al caldo altri
senza riparo
al freddo della neve
s’addormentano piano.

Dev’essere dolce intorpidirsi
dalle estremità fino al cervello
passare a un sonno nuovo
dove finisce il dolore
come girare una scena
disegnare un cartone
la piccola fiammiferaia
in prima e unica visione.