Esserci o non esserci

Esserci o non esserci

è quasi uguale in ogni ambiente

come un sasso nell’acqua fa i cerchi

va a fondo veloce o lentamente

la superficie increspata di spruzzi

si chiude di sopra

ritorna la calma indifferente.

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I bambini di Terezin

tratto da qui

Mai scenda il silenzio

“La memoria costruisce templi contro la morte. Dio non è che materia filata dai ricordi.”

(In memoria di M.M. e A.M.)

    Il ghetto di Terezin durante la seconda guerra mondiale fu il maggiore campo di concentramento sul territorio della Cecoslovacchia. Fu costruito come campo di passaggio per tutti gli ebrei del cosiddetto “Protettorato di Boemia e Moravia”, istituito dai nazisti dopo l’occupazione della Cecoslovacchia, prima che gli stessi venissero deportati nei campi di sterminio nei territori orientali. Più tardi vi furono deportati anche gli ebrei della Germania, Austria, Olanda e Danimarca. Nel periodo in cui durò il ghetto – dal 24 novembre 1941 fino alla liberazione avvenuta l’8 maggio 1945 – passarono per lo stesso 140.000 prigionieri. Proprio a Terezin perirono circa 35.000 detenuti. Degli 87.000 prigionieri deportati a Est, dopo la guerra fecero ritorno solo 3.097 persone. continua a leggere

Sarebbe facile commemorare

Sarebbe facile commemorare
basterebbe copiare una pagina
incollare l’indirizzo
la fiamma debole di milioni di candele
ma oggi trema anche la terra
una cosa di faglie sottomesse
l’una sull’altra scorrono
naturalmente senza vendetta
zolle che non ricordano
come il male sia profondo
come la bestia umana
fin nel cervello mostro risalendo
l’orrido partorisca al mondo.

Una dichiarazione di poetica

Tratto da qui

Bartolo Cattafi – Poesie e una dichiarazione di poetica

di Giacomo Cerrai

Torno volentieri su Bartolo Cattafi, gia pubblicato QUI, un post che ha riscosso parecchi consensi tra gli amici che seguono il blog. Immagino che la ragione risieda nel fatto che Cattafi e la sua poesia assomigliano molto a uno di quei bisogni che sentiamo di avere senza averne ben chiaro l’oggetto, qualcosa che amiamo e ignoriamo allo stesso tempo. E non è strano, da un certo punto di vista, che luci e ombre (e qualche dimenticanza) accompagnino la sua fortuna critica. Eppure ogni volta ci affascinano i suoi versi limpidi, il suo essere cittadino libero ovunque e insieme la sua forte “sicilianità”, la sua padronanza del linguaggio (spesso Cattafi scriveva di getto ed era il modo che preferiva) accompagnata alla consapevolezza della sua crisi e del continuo combattimento con la parola che il poeta, ogni poeta, sente inevitabile e infinito. continua a leggere

Mi prende a volte

Mi prende a volte
una tristezza vaga
la direi piccola
se non fosse diramata
per cose che accadono
lontane
forse a me prossime
persino qui a lato
cose che per dirle
non bastano parole
e quelle usate
poche non bene articolate
sono  insufficienti e misere
profondamente inadeguate
ch’è grande e indicibile
quanto fa male il male
quando il sudore si fa sangue
dove lo sporco è sporco
non quello buono del lavoro
sporco che non dà pane
ma scempio e dolore
di cose accadono
senza controllo o rimedio
perdono o ristoro.