A oriente spopola il poeta

A oriente spopola il poeta
che scrivendo muove a commozione
nemmeno la Szymborska
fa eccezione
e sì che nei suoi scritti
c’è anche l’umorismo fine
lo scherzo e l’ironia sottile
ma muto sempre in fondo alla sua gola
trema un qualcosa che somiglia
al pianto.

In Italia siamo molto avanti
la poesia è tutta un’altra cosa
controllata in qualità
dalla giuria
viene classificata con il voto
le mettono il bollino come alle banane
è scartato
chi pecca di sentimentalismo
maturo è il poeta che con cinismo
racconta freddamente
l’universo del suo mondo
usando poco o niente affatto
l’io.

Io sono attraverso te

Io sono attraverso te
e finché attraverso questo corpo gesto
finché per essere devo trasmutare
io bruciata accoltellata
io femmina cancellata
tu che non vali uno
nemmeno ti moltiplicassi
per milioni e milioni di volte
in vermi e uova
tu personificazione del serpente
che un piede schiaccia nell’eterno
in fondo al manto azzurro
della grande madre celeste
sotto  il mondo che piange
la creatura.

Non che mi piaccia

Non che mi piaccia a dire il vero
non c’è niente che mi piaccia veramente
tranne il silenzio forse da sempre
sentire
mentre chiudo gli occhi
che ronza un’ape
sopra una corolla
dolcemente
milioni di fiori aprono i loro petali
come ventagli al sole
un albero cresce inarrestabile e potente
nella sua foresta vigorosa affonda le radici
e sfonda roccia e terra a strati dura come pietra
la vela di una barca all’orizzonte
si gonfia bianca al vento
un soffio delicato accarezza la mia pelle
il mare è tutto un luccicare immenso
e sia tutta questa meraviglia
impossibile da possedere
la faccia luminosa del disamore.

Oggi lungo i miei occhi

Oggi lungo i miei occhi ho fermato
una finestra legata
quattro paia di pantaloni da lavoro
e un tralcio di vite verticale.
La prima era rotonda con le sbarre
i secondi crocifissi al filo steso
sullo sfondo di un parete addormentata
l’ultimo ramo tenero
partorito da una vecchia pianta
sembrava un lungo dito verde
che puntava al cielo.

Oggi piove

Oggi piove fino alle fondamenta
chi ha riaperto la ferita
senza avere dita dolci per sanarla
che si rivolti zolla
che sfondi dal di dentro
in geyser schizzo polla
esploda di faville il gran rumore.

Aprile porta con sè

Aprile porta con sé un sonno invincibile
maggio non lo risveglia
attraversa il gelo
l’atteggiamento chiuso
l’intimo segreto
e scopre l’ago che scende nella gola
infinito.

All’infinto scende
come la spina che punge il dito
sanguina la tristezza delle aiuole.

Una volta sono andata

Una volta sono andata a fotografare
le onde del mare
quelle sbattevano alte sugli scogli
con gran fragore e spruzzi
io puntavo l’obiettivo
dove il verde migrava al grigio
al blu più bianco
volevo penetrare l’anima della schiuma
pensavo io sono l’onda
sono io che mi faccio schiuma
lì dove nasce al mondo
(naturalmente)
non ci sono riuscita.

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