Ex libris di Roberto Matarazzo

Mi hai dedicato diverse tue creazioni, Roberto, ma credo che questa le superi tutte, non tanto perché non fossero belle tutte le altre, anzi, non c’è cosa delle tue che non lo sia o che non mi piaccia, ma credo che con questa tu abbia colto la natura di forma e di colore nella quale io mi specchio, quella a me più vicina, che non è il rosa delle ali o l’azzurro del ghiaccio, né i tentacoli sesso-uterini che hanno dato vita a metamorfosi semantica, men che meno la nemica il suo sguardo severo, ma è questo viola, a cui tende il rosso bagnato dal giallo della vita, quel calore inesprimibile del marrone, i mondi colorati che fanno punti sul foglio tra loro distanti, come cervelli applicati al pensiero che tracciano la curvatura dello spazio all’infinito, se ci fai caso i colori della terra, col verde e il bruno, se guardi bene le vene-ragnatele che tessono e irrorano, se guardi ancora i bacini profondi degli oceani e tutto questo universo in un solo tuo foglio.

Ti ringrazio davvero tanto.

2296 - Loredana Semantica

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La Venere marchiata

venere

foto di Sergio Gabriele - FemminArt e Migranze

Intorno al 1482 Botticelli dipinse “La nascita di Venere”. Un’opera che esalta la bellezza, la grazia, l’amore. Nel famosissimo dipinto è rappresentata una figura femminile nuda che sembra trasportata verso l’osservatore dall’acqua. La conchiglia fa da sostegno e barca, l’accoglie, come un’opera d’arte il suo piedistallo. Culla è la conchiglia, il corpo femminile la sua perla. Liscia, candida, levigata nella sua forma, snella e pudica, la dea è preziosa, ma senza fronzoli e sovrabbondanza, solo candore e riflessi di luce.

E’ incredibile che resti eretta sul quel sostegno galleggiante e incerto, è come se fluttuasse angelica tra il soffio di creature alate, i fluenti capelli nel vento, e una primavera che accorre con un  drappo a coprire la dea nascente. Un’icona universalmente riconosciuta di bellezza del corpo femminile a cui si associa l’idea dell’amore spirituale piuttosto che passionale per la semplicità della nudità che si offre allo sguardo e nel contempo copre gli attributi sessuali, un corpo senza opulenza ma ricco di grazia.   Continua a leggere

Commento all’opera “Senza titolo” di Maria R. Orlando

orlando

 

Opera: “Senza titolo” di Maria R. Orlando ,tecnica mista su tavola 70×100

L’opera prende dal bianco i suoi colori, ché il dolore ha nel suo punto più acuto un assoluto candore, quello che rapisce i gessi, i segni, ogni parola, tutti i gesti del corpo. E’ quando il tradimento dei sensi conduce alla violenza, quando perde significato la parola protezione, quando nemmeno il senso di possesso ha ragione. E le braccia si fanno mulini, le gambe una pressa. A pugni e schiaffi.  E le armi si fanno altro strumento che propagano una volontà di annientamento. Fucile o pistola o pugnale sono anch’essi dentro, operano presenza in quel colore di sfondo che è il blu-nero freddo e profondo del ferro.

C’è poi l’odio del giallo a pennellate sparse sul piano visuale della materia. Il bianco predomina tuttavia, perché  è nel bianco che si raccontano le sclere di donne aggredite, pugnalate, in ginocchio ferite, violentate, uccise. Mentre il rosso più appariscente è in un solo segno che rimanda al sangue, quasi una croce al centro di un letto – ospedale – obitorio – lenzuolo.

E’ così che avviene, come oggi, ogni tre giorni, una rosa che cade. Quasi una guerra, che ci son uomini portatori del male, indegni di essere uomini, pervasi da una mancanza di sé così dilagante da essere incapaci di accettare un rifiuto, di riconoscere alla compagna, moglie, amante, fidanzata, la natura d’essere libero, di determinare la propria vita, i propri bisogni, primo tra tutti la ricerca della felicità, di compiere le proprie scelte anche in opposizione al volere del maschio, di sbagliare anche, se occorre, di ravvedersi pure. E’ così che alcuni uomini vorrebbero le proprie donne, schiave tenute alla catena dei propri ceppi e nel gesto stesso di sopraffarle, essi danno ragione alle loro vittime, martiri della violenza maschile, dimostrando agli occhi del mondo ch’erano non uomini, ma esseri  immondi da cui fuggire.

Loredana Semantica

l’opera parteciperà all’esposizione contro la violenza e il femminicidio che si terra l’8 marzo 2013 presso l’ex monastero benedettino di Monreale (Palermo)

Natura morta (recensione di Sergio Gabriele)

tratto da qui

Natura morta

di Sergio Grabriele per FemminArt Review

 

C’è qualcosa di estremamente vivo e vivace nelle nature morte di Loredana Semantica. Una impalpabile poesia della vita, espressa da una donna poeta prima ancora, o congiuntamente, che visionaria, tesa alla ricomposizione delle mentite spoglie, dei poveri resti che questo mondo ci mette ormai a disposizione, rifiuti di una ideologia più che del processo produttivo. Una irrisione dei significati per come sono oggi mulinati dalla babele iconografica dei sensi, una riedificazione dell’interiore vissuta nell’intimo attraverso gli oggetti che come pietre ci vengono scagliati contro.
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Divagazioni in blue

Roberto Matarazzo ha creato questo bel foglio colorato "divagazione in blue" per ispirazione dal mio testo "Lui ha un segreto a scomparsa" incluso nella mia terza raccolta visual poetica "Ora pro nomi(s)"

Infinite grazie a Roberto.

Lui  ha un segreto a scomparsa. Lei ne raccoglie le gocce. Piove stanotte. Sui fiori le cosce. Nude sui fianchi Penduli seni ondeggianti. Le radici frementi hanno un nucleo vitale. Sulla neve una macchia. C’è del rosso nel sangue. Un ricamo sfolgorante di brina. Filigrana di sangue e velluto. Forse un sasso che sboccia. Di petali e luce. Fa la gara col sole.

Lei lo avverte. Fa la mira più alta. Lui ha uno sguardo preciso. Verso un punto diretto del cielo. Non nasconde la bocca. E’ che lei non la vede. Ha la guardia serrata. Più dura che chiusa. Solo gli occhi a brillare farina. Lui ha le mani blindate un esempio di muro. Non fa doni. Pressa sempre bisogni. Lei li vede e soccombe.

Lui ambisce di tutto. Lei di star bene. Non si vedono oltre. Lei parla piano piega sempre la testa. Non s’arrende. Lui parla forte alza sempre la testa. Non s’arrende. Si sorridono al buio. La promessa del fuoco. Un anello che lega. E’ un battesimo il primo.  Si attendono al varco . La foce del delta. Si chiamano  a volte  svettando distanza.  Allusioni nel vuoto senza nomi.