L’albatros di Charles Baudelaire

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.
A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

 

 

Charles Baudelaire, "L’albatro" da I fiori del male

 

I marinai spesso si divertono  

a catturare gli albatri

maestosi uccelli marini

che pigramente seguono la nave

nel viaggio sopra i pozzi d’amarezza

ma appena li hanno posti sul legno

quei re del cielo inetti ed impacciati

lungo i fianchi abbandonano le ali

grandi e candide trascinandole

come remi inerti

miseramente.

Triste e penoso è allora il signore del cielo

prima così bello ora comico e brutto.

Uno gli tortura il becco con la pipa

l’altro lo scimmiotta facendo lo zoppo.

Il poeta somiglia al principe delle nuvole

avvezzo alla tempesta si ride dell’arciere

ma inchiodato al suolo è zimbello di tutti

per le sue ali da gigante

che gli impediscono di camminare.

 

Traduzione di Loredana Semantica

 

per altre traduzioni  qui l’articolo pubblicato su Nazione Indiana "Variazioni sull’albatro"

2 risposte a "L’albatros di Charles Baudelaire"

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  1. è bella, roberto, lo è certamente nell’idea che esprime, un non so che di respiro ampio come l’oceano o il cielo, non so invece quanto lo sia nella traduzione che soffre sempre mi sembra di un certo appesantimento ridondante. Ad esempio che bisogno c’è di definire gli albatros? non è un trattato è una poesia, ad esempio le ali “grandi e candide”, i re del cielo “inetti ed impacciati”, i remi “inerti”, c’è una sequela insistente di aggettivazioni che appesantiscono il testo. Si fa fatica a tradurla mantenendone gradevole la musicalità, e le stesse traduzioni che ho trovate in rete soffrono di rigidità e storture del ritmo che mi hanno indotto a cimentarmi per tentare qualcosa di più moderno o armonico, non so con quali esiti…. non mi sento del tutto convinta…Nonostante ciò il senso della poesia è bellissimo, specie in chiusa, quando equipara l’albatro schernito al poeta.
    La vedrei bene come passaggio formativo obbligato di ogni aspirante poeta per quest’ultima ragione e di ogni aspirante traduttore di poesia per le difficoltà che ho esposto prima.
    grazie della lettura

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