Nascondete le poesie

Nascondete le poesie
che sono pietre preziose
tra una pagina e l’altra di carta.

Nascondete le poesie
mi raccomando
dai ladri che le rubano
le mettono in un sacco
le portano nel bosco
le sgozzano nel sangue
e sono morte e sono tante.

Nascondetevi poi anche voi
per passi indietro
che siano tanti mi raccomando
fino raggiungere il muro
poggiarvi le spalle
diventare di burro
messe in alto le mani
sprofondarvi.

Restiamo fermi qui

Restiamo fermi qui
a vegliare questa notte
che non decide l’alba.

Stanotte di certo
da qualche parte accade
qualcosa di bello o turpe
di importante
un bimbo nasce di certo
da qualche parte
da un’altra
c’è un uomo che fugge
insegue o spara
altrove una donna
viene stuprata
un’altra in silenzio piange
nella sala d’attesa di un ospedale
qualcuno fa l’amore
tra le coperte soffici
molti dormono al caldo altri
senza riparo
al freddo della neve
s’addormentano piano.

Dev’essere dolce intorpidirsi
dalle estremità fino al cervello
passare a un sonno nuovo
dove finisce il dolore
come girare una scena
disegnare un cartone
la piccola fiammiferaia
in prima e unica visione.

E celebriamolo l’amore

E celebriamolo l’amore
in ogni tempo
di notte ad esempio
con le vampate accese
di palpiti a pelle frementi
di baci.

E celebriamolo di giorno
rosseggiante d’abbracci
con le mani sguscianti
di carezze e farfalle
nei corpi caldi.

Celebriamolo al tramonto
con la dolcezza di sguardi
d’intesa senza più il giovane
fuoco
eppure
meravigliosamente profondi.

Il cyberflâneur è morto?

tratto da qui

Il cyberflâneur è morto?

di Giorgio Fontana

In un recente articolo pubblicato sul New York Times, Evgeny Morozov ha sottolineato come il web contemporaneo stia uccidendo per sempre la figura del cyberflâneur - ovvero l’edizione digitale del flâneur ottocentesco e poi benjaminiano, il “passeggiatore analitico” che vaga senza meta per la città e si lascia sorprendere da essa.

Da questo punto di vista, internet avrebbe dovuto essere un’occasione d’oro per reincarnare tale spirito: basti pensare all’architettura mutevole della rete, il suo gettito continuo di informazione e diversità, e soprattutto la semplicità con cui è possibile saltare da link in link, da luogo a luogo. continua a leggere

Wislawa Szymborska. Discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel

tratto da qui

In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque l’ho già alle mie spalle… Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino all’ultima, perché devo parlare della poesia. Su questo argomento mi sono pronunciata di rado, quasi mai. E sempre accompagnata dalla convinzione di non farlo nel migliore dei modi. Per questo il mio discorso non sarà troppo lungo. Ogni imperfezione è più facile da sopportare se la si serve a piccole dosi.  continua a leggere