Io sono lenta

Io sono lenta
lenta come una lumaca
che lascia lentamente la sua traccia
come una chiocciola rigata
la sua lenta bava
marrone e bianca
come una tartaruga millenaria
dal guscio a esagoni in rilievo
costruito per difendersi dagli urti
lenta come un bradipo
che allunga le sue zampe
di ramo in ramo
senza fretta
come una foglia lenta
che nell'aria ondeggia
esita sospesa
sui ripiani intermedi
volteggia cade
si posa sulla terra
stanca. 

La lesione

Sugli arti spunta talvolta
una lesione nuova
un ponfo un graffio un taglio fresco
una ferita
che sfrigola d'acqua ossigenata. 

Una di queste rotonda
tutta (e)rosa si è accampata
in cima al mio avambraccio
da oltre un mese l'osservo diffidente
 mai che mi sorrida
che mi rassicuri d'essere innocente
mai che sembri di voler guarire.
A tratti s’infiamma di bolle purulente
 mostro che prepara il pasto
 ingorda fiera  famelica di pelle
quando si espande a impulsi sembra
un buco nero che del corpo voglia
per magnetismo invincibile
inghiottire tutta la materia.

Io la sferzerei di rabbia a sangue
per aver preteso una pezzetto del mio braccio
per aver osato d’abitarmi
in una qualche superficie o anfratto
soprattutto per averlo fatto
senza chiedermi il permesso
senza nemmeno aver sfrattato prima
gli inquilini che c’erano a  contratto
i miei tormenti soliti e noiosi
da sempre legittimi abitanti.  

40.39.38

40

ho taciuto dei quaranta verbi.

e sono sparita

rendendo interno

il mio ventre rosato

conca invisibile

nel cui incavo ho prodotto

tane lieviti figli primogeniti

doni impacchettati di natale.

39

ho taciuto il cranio

un cervello di volute

un capo piccolo

contenuto in una mano

minuto da uccellino

il luogo dove scocca la scintilla

e una massa sempre informe di capelli

trentanove filamenti

a incandescenza di neuroni.

38

ho taciuto il nome infine

fino allo spasimo

mostrando il lato trentottesimo

che rifiuta i chiodi

il crocifisso in legno

issato sulla croce

dove corde legano le mani

entrambe alla corteccia

alla bocca al petto spalancato

le sue ramificate braccia

le articolazioni della vita

che si snoda contratta

contraffatta. 

Trinità lunare

Ottima luna
la direi piena
se non fosse ombrosa
e tonda luminosa
la direi nel canto melodiosa
luna bianca abbagliante
costantemente galleggiante
luna di luce lunare
fievole cupa celeste
luna nascosta dai flutti
a milioni di occhi
nel buio una buca gli spruzzi
luna di raggi vestita
versati con calma
nella calma pianeggiante
di uno specchio.

 

Luna dei passi lasciati
curiosa cangiante tortuosa
luna burrosa
ruggente libera ariosa
luna scavata di tane
nei crateri di roccia scabrosa
luna dai molti sentieri e corrosa
da quarantuno cunicoli scuri
luna infiorata di trame
luna centrale
solenne solare imperiosa
icona perfetta lunare
incollata al soffitto
con-chiusa a cameo
nel suo magnifico opale.

 

Luna affamata
luna da lupi
ringhiosa colante afflosciata
luna fantastica luna
divelta spaccata dannata
luna splendente di bruma
incantata rosata offuscata
fredda di neve gelata
luna piangente
sfruttata aggredita aggrappata  
luna tenace
nel grembo radicata
immensa indicibile amata
luna accecante
ad ogni metro più grande
satolla saziata
luna brillante repleta ripiena
d’indicibile immane.

Luminosissima

Se come foglia volteggio
se salgo volando
se stingo se scendo
se mi accendo se brucio
se scrivo giocando
se gioco scrivendo
lo devo a te
mia prediletta foglia
luminosissima stella
di primavera
cuore forgiato nel fuoco
mio sole più sacro
benedetto
a trentamila gradi
d'amianto.

 

E' che loro

E' che loro scardinano
si fanno del verbo grimaldello
come neri pugnali conficcati
come chiodi uncini ferri
scaraventano nel petto
i pugni raccolti a grandine nel ventre
è che loro sanguinano
di quello stesso sangue colano le scarpe
senza limite o pudore
mozzando in gola il fiato
la carne ipocrita della convenzione. 

Di poche foglie

Quando il niente viene
e prende a calci
ti aiuterei sapessi come
tendere al sopralzo
ma questo mondo è strano
vuole e disvuole fa baccano
non c'è modo di avere il silenzio
pensare al volo degli uccelli
ai petali che staccandosi dal fiore
volteggiano tra il cuore ed il cemento
non c'è modo di restare
uniti per le mani aperte
congiunte palmo a palmo
a sentire il battito del tempo
mentre una foglia
frusciando leggera
si posa sul marmo
e sprofonda.

Una parola sola

Batte come un tamburo di ribellione
tutte le sillabe del suono
e s'incendia e s'incarca e le strappa
le mani che l'insozzano nel fango
che si dica ai quattro angoli del mondo
come un'eco di verità
che gli uomini uomini possono dirsi solo
quando le danno valore
oltre il denaro che ammorba l'umanità
sopra mille e altre mille parole
onore sempre alla dignità.

L’ora è serena

L’ora è serena e senza luce
ma non è cosa che manchi anzi
è sollievo dolce la penombra
frescura nella conta degli anni
sembravano tanti appena ieri
adesso bastano le dita delle mani
entrambe d’oro
con due fedi
si sommano tra loro
e all’anzianità contributiva
eppure il risultato è falso
per l’accesso al diritto
almeno così appare
a chi ha sempre lavorato
sin da bambina
di dieci anni appena.

L’esordio fu una macchia d’olio
sul muro coperto
di carta da parati
a pulire le cornici dei quadri
da allora senza sosta
a gambe stanche
e mani veloci
carta colla soldi
cuocendo pasta e carne fritta
divorando libri strade sogni
forse è per questo la scrittura
per darsi pace
per il riposo
per l’alibi di una stanchezza acuta
cronica svagata
per una chiamata
in vocazione
per paura.

In silenzio

Scrivono in molti oggi qualcosa

un libro un saggio un romanzo

d’appendice per passione 

intensa e questo e quello

legando in bocca piena le parole.

Eppure il dire ha il suo vero nome

consegna ed onere di dare

pane agli occhi e squarcio al velo

esegesi di cosa ora nel mondo

come lo vorremmo  dove andare.

Osserviamo ogni tre giorni

un minuto di silenzio in segno

di cordoglio grande

per nostalgia indicibile

di un grande foglio bianco.

 

 

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