Una lam-a-rquata

Ma cos'hai visto
qui e adesso
si chiedeva allibita
stropicciandosi gli occhi
facendo fatica a capire
una mosca ronzante quasi in bocca
davvero non c'era
da ogni lato guardando
anche raschiando la scorza
niente veramente
nemmeno un vago chiarore
nemmeno a ben vedere
concentrandosi al massimo
la memoria.

Pesci

leggete che vi do pane.

pane per denti e pesci.

se c’è una croce che stende la mano.

se c’è una madre azzurra che prega.

azzurra come il suo manto.

pesci siano da moltiplicare.

leggeri come le nuvole.

pesanti come le pietre.

che sfondino la porta chiusa.

Filmico necessitato

Sbatacchiava quel sordo suono

quel maschio macello

svelleva con le mani coltelli

saturava lo sterno scavato

strozzava la corda il sapone

degli innumerevoli colli.

Vomitava scintille

il grilletto sparato.

Come un far west

coi cavalli criniere al vento

il treno a vapore e pistole

nel fodero in pelle

il cuoio intarsiato e stivali

di calci per miglia sferrati.

Divino San Valentino (intermedia)

E’ per concerto mistico

che affiorano le virgole

a musicare un filone

impazzito di vertici d’amore.

Come cantano bene

le labbra innamorate

direi divinamente

proiettando visioni

per tumulto saporito della pelle.

Dagli spacchi succulenti

filtrano salmi

nel senso letterale della vita.

Muore la luce uccisa

sigillata sugli specchi

della carne.

Divino San Valentino (originaria)

Musicare un amore

così per cento scoppi

tafferugli di visioni

Impazzire sull’orlo di un’idea

trecento volte proiettata

sulla pelle.

Labbra innamorate

che filtrano parole dagli spacchi

laterali della vita.

Morire di luce uccisa

sigillata sugli specchi

della carne.

Divino S. Valentino (definitiva)

E’ per concerto mistico

che affiora l’infinito

a musicare iperboli d’amore

impazzito in vertici indicibili.

Come cantano bene

le labbra innamorate

direi divinamente

proiettando visioni  travolgenti

per tumulto saporito della pelle.

Dagli spacchi succulenti

filtrano salmi

nel senso letterale della vita.

Eppure muore la rosa uccisa

sigillata sugli specchi

della carne.

Semantica (originaria)

Dire dopo vieni

e senza esempi

vieni

dentro il chiodo fisso

l’inazione

resto in attesa di parole

rosse vive vere

di un tuo tremore autentico

nel sole

dormo

un sonno atrofico di valvole

e

chiedo perdono.

Minima

Essere minima

voce destinata al silenzio

condanna da raccogliere

pena scelta e croce che nessuno dice

maestosa da portare

la solitudine della polvere nel vento

solleva briciole a mezz’aria  

nel deserto scenario d’anime e di vita

la terra smossa si raccoglie

soffiando ai lati della strada

come le foglie.

Vento

Non c’è nessuno che transiti di qua

per questi ambienti informi

piani sperduti contorti isolamenti

occhi vuoti alla finestra sulla strada

e rovine d’assenza circonflessa

del resto  era già scritto

nel conto esibito dell’inverno

a dicembre al massimo gennaio

che non restasse niente nella casa

che la memoria divorasse tutto

come un vento che cigola e l’attesa

a spezzare imposte ed ululati

di fessure aperte

dimenticate

C'eri tu

C’eri tu

lì sopra il sale

un’erta bianca di parole

c’eri tu che sorreggevi

la voce roca a fibrillare

l’accento insaziabile del corpo

acuto ad ingoiare

l’impasto partorito tra le braccia

la forma magmatica del pane.

 

Eppure molle senza freni

lascito marcito felci enormi

l’astratta meraviglia

resisteva il golfo ad ogni spinta

gorgogliava il sangue di tremore

il verso si slanciava oltre

castelli sovrastanti il cielo

il suo rumore

 

 

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑