Divino San Valentino (intermedia)

E’ per concerto mistico

che affiorano le virgole

a musicare un filone

impazzito di vertici d’amore.

Come cantano bene

le labbra innamorate

direi divinamente

proiettando visioni

per tumulto saporito della pelle.

Dagli spacchi succulenti

filtrano salmi

nel senso letterale della vita.

Muore la luce uccisa

sigillata sugli specchi

della carne.

Divino San Valentino (originaria)

Musicare un amore

così per cento scoppi

tafferugli di visioni

Impazzire sull’orlo di un’idea

trecento volte proiettata

sulla pelle.

Labbra innamorate

che filtrano parole dagli spacchi

laterali della vita.

Morire di luce uccisa

sigillata sugli specchi

della carne.

Divino S. Valentino (definitiva)

E’ per concerto mistico

che affiora l’infinito

a musicare iperboli d’amore

impazzito in vertici indicibili.

Come cantano bene

le labbra innamorate

direi divinamente

proiettando visioni  travolgenti

per tumulto saporito della pelle.

Dagli spacchi succulenti

filtrano salmi

nel senso letterale della vita.

Eppure muore la rosa uccisa

sigillata sugli specchi

della carne.

Semantica (intermedia)

Dire a cenni dopo vieni

e senza esempi

vieni

dentro il chiodo fisso

l’inazione

a spremere parole

di un tuo tremore autentico

nel sole

a tratti dormo

un sonno atrofico di valvole

slego il perdono dalle occhiaie

lo rivolgo dove cade

esattamente dentro

un torpore impraticabile

che assottiglia

l’indifferenza immane.

Semantica (originaria)

Dire dopo vieni

e senza esempi

vieni

dentro il chiodo fisso

l’inazione

resto in attesa di parole

rosse vive vere

di un tuo tremore autentico

nel sole

dormo

un sonno atrofico di valvole

e

chiedo perdono.

Semantica (definitiva)

Dice a cenni dopo vieni

e senza esempi viene

il chiodo fisso

l’inazione

a spremere le costole

di torpore insostenibile.

 

A tratti sporge un ricordo

atrofico di vertebre

occhiaie infantili ad ombreggiare

viola al di sotto delle palpebre

dove per errore cade l’orlo

più a destra del corpo

irraggiungibile

il confine tra le scapole.

 

Cola  verso il basso

l’indifferenza immane

dentro ovuli ostinati

vasche buchi otri

scomposti vuoti a perdere

che scoprono sul ventre

l’assenza

semantica di un nome

almeno ad alzo zero

o quasi senza.

 

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