Omaggio a Mark Strand

The end

Not every man knows what he shall sing at the end,
Watching the pier as the ship sails away, or what it will seem like
When he’s held by the sea’s roar, motionless, there at the end,
Or what he shall hope for once it is clear that he’ll never go back.

When the time has passed to prune the rose or caress the cat,
When the sunset torching the lawn and the full moon icing it down
No longer appear, not every man knows what he’ll discover instead.
When the weight of the past leans against nothing, and the sky

Is no more than remembered light, and the stories of cirrus
And cumulus come to a close, and all the birds are suspended in flight,
Not every man knows what is waiting for him, or what he shall sing
When the ship he is on slips into darkness, there at the end.

Mark Strand

La fine

Nessun uomo sa cosa cantare alla fine
guardando il molo come nave che salpi o qualunque cosa sembri
quando egli è rapito dal ruggito del mare,  immobile, lì alla fine
o cosa sperare essendo chiaro ormai che non tornerà più indietro

Quando il tempo trascorre potando le rose o accarezzando il gatto
mentre il tramonto incendia il prato o la luna piena imbianca la terra
non sembra lungo, nessun uomo invece sa cosa troverà
quando il peso del passato  sporge  tra il nulla e il cielo

Non c’è altro che il ricordo della luce e trame di cirri
nuvole che si chiudono dense e uccelli sospesi in volo
nessun uomo sa cosa l’aspetta o cosa cantare
quando la nave scende nell’oscurità, lì alla fine

(Mark Strand traduzione di Loredana Semantica)

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Mazzo di rose nel sole di Wallace Stevens

Mazzo di rose nel sole

Dillo che è un effetto crudo, nere rosse
rosa gialle arancio bianche sono troppe
per essere qualcos’altro nel sole della stanza
troppe per essere trasfigurate da una metafora
così attuali, così presenti e reali
che rendono irrilevante ogni tentativo di immaginarle.
E tuttavia questo effetto è conseguenza del modo
in cui le percepiamo e, quindi, non è reale, eccetto
nel nostro percepirle, nel nostro senso del rosso fecondo
del giallo come primo colore e del bianco,
dove il senso sta quieto, come sta un uomo
enorme, nella completezza della sua verità.
Il nostro senso di queste cose cambia ed esse cambiano
non come in una metafora, ma nella percezione
che ne abbiamo. Il senso in questo modo
oltrepassa tutte le metafore
oltrepassa le variazioni intense di luce
è come un flusso di pensiero senza parole
di tanti significati quanti sono gli uomini.
Noi siamo due che usano queste rose per come
le vediamo questo è ciò che le fa sembrare
finora così lontane dal tocco del retore.

Wallace Stevens
trad. Loredana Semantica

Bouquet of Roses in Sunlight

Say that it is a crude effect, black reds,
Pink yellows, orange whites, too much as they are
To be anything else in the sunlight of the room
Too much as they are to be changed by metaphor,
Too actual, things that in being real
Make any imaginings of them lesser things.
And yet this effect is a consequence of the way
We feel and, therefore, is not real, except
In our sense of it, our sense of the fertilest red,
Of yellow as first color and of white,
In which the sense lies still, as a man lies,
Enormous, in a completing of his truth.
Our sense of this things changes and they change,
Not as in metaphor, but in our sense
Of them. So sense exceeds all metaphor.
It exceeds the heavy changes of the light.
It is like a flow of meaning with no speech
And of many meanings as of men.
We are two that use these roses as we are,
In seeing them. This is what makes them seem
So far beyond the rhetorician’s touch.

Wallace Stevens

Lancia il dado – Roll the dice

Se vuoi provare, fallo in fondo
altrimenti, non cominciare neanche

Se tu vuoi provare, allora vai fino in fondo.
Anche se questo potrebbe significare perdere
fidanzate, mogli, parenti , lavoro
e forse la tua mente

Vai fino in fondo
anche se questo potrebbe significare
non mangiare per tre o quattro giorni
congelare su una panchina nel parco
potrebbe voler dire carcere
derisione scherno isolamento.

L’isolamento è il dono.
Tutti gli altri sono un prova della tua resistenza
di quanto tu veramente vuoi farlo.
E tu lo farai
a dispetto di ogni ostacolo
e di ogni avversità
e sarà meglio
di qualunque altra cosa
tu possa immaginare.

Se tu hai intenzione di provare
allora vai fino in fondo
non c’è niente più avvincente
tu sarai solo con gli dei
e le notti saranno fuoco e fiamme

fallo fallo fallo
fallo

fino in fondo
fino in fondo

tu condurrai  dritta la  vita
verso la risata perfetta
l’unica forma di lotta
che c’è

(Charles Bukowski trad. Loredana Semantica)

If you’re going to try, go all the way.
otherwise, don’t even start.

if you’re going to try, go all the way.
this could mean losing girlfriends,
wives, relatives, jobs and
maybe your mind.

Go all the way
it could mean not eating for 3 or 4 days
it could mean freezing on a
park bench.
it could mean jail,
it could mean derision,
mockery,
isolation.
isolation is the gift,
all the others are a test of your endurance,
of how much you really want to do it.
And you’ll do it
despite rejection and the worst odds
and it will be better than
anything else
you can imagine.

if you’re going to try,
go all the way.
there is no other feeling like that
you will be alone with the gods
and the nights will flame with
fire.

do it, do it, do it.
do it.
all the way
all the way.

you will ride life straight to
perfect laughter, its
the only good fight
there is.

The snow man

The snow man                                                                            L’uomo di neve

One must have a mind of winter
To regard the frost and the boughs
Of the pine-trees crusted with snow;

And have been cold a long time
To behold the junipers shagged with ice,
The spruces rough in the distant glitter

Of the January sun; and not to think
Of any misery in the sound of the wind,
In the sound of a few leaves,

Which is the sound of the land
Full of the same wind
That is blowing in the same bare place

For the listener, who listens in the snow,
And, nothing himself, beholds
Nothing that is not there and the nothing that is.

 

Wallace Stevens

 

Uno deve avere una mente d’inverno
per stare a guardare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve;

E aver avuto freddo per tanto tempo
per vedere i ginepri intricati di ghiaccio,
gli abeti rugosi nel luccicare lontano

del sole di gennaio; e non pensare
al gemito  ch’è nel suono del vento
nel   suono di poche foglie

ch’è il suono della terra
piena dello stesso vento
che soffia nello stesso luogo vuoto

per chi ascolta e nella neve sente,
d’essere egli stesso niente, vedendo
il nulla che non c’è e il nulla che è.

Trad.   di Loredana Semantica

qui , su La dimora del tempo sospeso una traduzione e commento di Gianluca D’Andrea

a seguire nell’ordine  le traduzioni di: Renato Poggioli, Nadia Fusini, Massimo Bacigalupo, Lisa Sammarco citate nei commenti al post da Francesco Marotta

Si deve avere un animo d’inverno
Per contemplare questo gelo e i pini
Con le rame incrostate dalla neve;
E avere avuto freddo lungo tempo
Per guardare i ginepri irti di ghiaccio
I rudi abeti nel brillìo remoto
Del sole di gennaio; e non pensare
D’alcun duolo nel gemito del vento,
O nel suono di queste poche foglie,
Voci di una regione visitata
Da quel vento che sempre
Sibila sullo stesso nudo luogo
Per chi ascolta, chi ascolta nel nevaio,
E nulla in sé medesimo, contempla
Là quel nulla che è e che non è.
(Renato Poggioli, 1954)
*
Bisogna avere una mente d’inverno
per osservare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve;
e avere patito tanto freddo
per guardare i ginepri ricoperti di ghiaccio,
gli abeti ruvidi nel distante riflesso
del sole di gennaio; e non pensare
alla miseria che risuona nel vento,
tra le rade foglie,
il medesimo suono della terra
attraversata dal medesimo vento
che soffia nello stesso spazio spoglio
per chi in ascolto, ascolta nella neve,
e lui stesso un nulla, guarda
il Nulla che non c’è e il nulla che c’è.
(Nadia Fusini, 1985)
*
Si deve avere una mente d’inverno
per guardare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve,
e avere avuto freddo a lungo
per vedere i ginepri irti di ghiaccio,
gli abeti ruvidi nel chiarore lontano
del sole di gennaio, e non pensare
a un dolore nel suono del vento,
nel suono di poche foglie,
che è il suono della terra
percorsa dallo stesso vento
che soffia nello stesso nudo luogo
per l’ascoltatore, che ascolta nella neve
e, nulla in sé, vede
nulla che non sia lì, e il nulla che è.
(Massimo Bacigalupo, 1994)
*
Si deve avere una mente fredda
per apprezzare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve,
e aver avuto freddo a lungo,
per scorgere i ginepri puntuti di ghiaccio,
gli abeti irruvidirsi nel lontano luccichio
del sole di Gennaio; e non pensare
ad alcuna pena nel suono del vento,
nel suono di poche foglie,
che sono il suono della terra
colmo dello stesso vento
che sta soffiando nello stesso vuoto
per chi ascolta, per chi ascolta nella neve,
e, lui stesso niente, guarda
niente che non c’è e il niente che è.
(Lisa Sammarco, 2008)

Fin dove volano le api furibonde

 

 
Emily Dickinson: Api e poesie

(testo originale e traduzione)

*

Ferocious as a Bee without a wing

The Prince of Honey and the Prince of Sting

So plain a flower presents her Disk to thee

 

Feroce come un’Ape senza un’ala

Il Principe del Miele e il Principe del Pungiglione

Così semplicemente un fiore offre la sua corolla a te

*

Th lovely flowers embarrass me,

They make me regret I am not a Bee

 

Gli incantevoli fiori mi imbarazzano,

Mi fanno rammaricare di non essere un’Ape

*

I stole them from a Bee –

Because – Thee –

Sweet plea –

He pardoned me!

 

Li rubai a un’Ape –

Per – Te –

Dolce ammissione –

Lei mi ha pedonato!

*

Fame is a bee.

It has a song

It has a sting

Ah, too, it has a wing.

 

La fama è un’ape.

Ha un canto

e un pungiglione

Ah, ma anche le ali

*

To make a prairie it takes a clover and one bee,

One clover, and a bee,

And revery.

The revery alone will do,

If bees are few.

 

Per fare un prato servono un trifoglio e un’ape

Un trifoglio e un ape,

e il sogno.

Il sogno da solo basterà

se le api sono poche.

*

Bee! I’m expecting you!

Was saying Yesterday

To Somebody you know

That you were due –

 

The Frogs got Home last Week –

Are settled, and at work –

Birds mostly back –

The Clover warm and thick –

 

You’ll get my Letter by

The Seventeenth; Reply

Or better, be with me –

Your’s, Fly.

 

Ape! Ti sto aspettando!

Stavo dicendo Ieri

A Qualcuno che conosci

Che eri in arrivo –

 

Le Rane sono a Casa da una Settimana –

Sistemate, e al lavoro –

Gli Uccelli in gran parte tornati –

Il Trifoglio caldo e folto –

 

Riceverai questa mia entro

Il Diciassette; Rispondi

O meglio, sii da me –

Tua, Mosca.

*

The Bee is not afraid of me.

I know the Butterfly –

The pretty people in the Woods

Receive me cordially –

 

The Brooks laugh louder

When I come –

The Breezes madder play;

 

Wherefore mine eye thy silver mists,

Wherefore, Oh Summer’s Day?

 

L’Ape non ha paura di me.

Conosco la Farfalla –

Il grazioso popolo dei Boschi

Mi riceve cordialmente –

 

I Ruscelli ridono più forte

Quando arrivo –

Più folli giocano le Brezze;

 

Perché il tuo argento mi appanna la vista,

Perché, Oh Giorno d’Estate?

*

The murmur of a Bee

A Witchcraft – yieldeth me –

If any ask me why –

‘Twere easier to die –

Than tell –

 

The Red upon the Hill

Taketh away my will –

If anybody sneer –

Take care – for God is here –

That’s all.

 

The Breaking of the Day

Addeth to my Degree –

If any ask me how –

Artist – who drew me so – Must tell!

 

Il mormorio di un’Ape

– produce in me – Una Magia

Se qualcuno mi chiede perché –

Sarebbe più facile morire –

Che dire –

 

Il Rosso sulla Collina

Mi toglie la volontà –

Se qualcuno sogghigna –

Stia attento – perché Dio è qui –

Questo è tutto.

 

L’Interrompersi del Giorno

Accresce il mio Rango –

Se qualcuno mi chiede come –

L’artista – che mi disegnò così –

lo dica! 

Giocando con asce

Mit Äxten spielend

 

Sieben Stunden der Nacht, sieben Jahre des Wachens:
mit Äxten spielend,
liegst du im Schatten aufgerichteter Leichen
– o Bäume, die du nicht fällst! –,
zu Häupten den Prunk des Verschwiegnen,
den Bettel der Worte zu Füßen,
liegst du und spielst mit den Äxten –
und endlich blinkst du wie sie.

Giocando con asce

Sette ore di notte, sette anni di veglia:

giocando con asce

tu giaci all’ombra di cadaveri eretti

– Oh alberi che tu non abbatti! –

hai in testa lo sfarzo del voluto silenzio,

ai piedi il ciarpame delle parole

e giaci così e giochi con asce

finché tu al pari di queste scintilli.

 


Paul Celan, poeta, Cernauti 1920, Parigi 1970