Sedersi poi

Sedersi poi
e scrivere l’abbrivio come nave
in mare spenta di motori.

Scrivere l’essenza 
fin dove duole l’incavo l’incerto
e in nodi s’arresta il respiro.

C’è nell’osso esposto
un sacrario sepolto
la perfezione.

Io scrivo poco

Io scrivo poco
e quel poco che scrivo
è inutile.

Mi guarda come se avesse
una vita nascosta
patetica quanto basta
a rendersi insopportabile
con poche rime
per non essere accattivante
quando non lezioso
di assonanze
duro di stacchi sul mondo
cuori repressi e struggimenti
segreto gentile ostile
non meno che selvaggiamente
esposto.

Resta così spurio e solingo
al centro del luogo
sparito.

Io non ti chiedo

Io non ti chiedo di leggere questa mia
già lo stai facendo qui nel presente
non ti chiedo di seguirmi abbiamo cani
abbastanza al guinzaglio e vari tipi
di animali da zoo e cavanserraglio.

Io ti chiedo di leggere a ritroso
un verso dopo l’altro quanto ho scritto
nel tempo compiendo un viaggio
mentale nelle stesse spirali ideali
volute note musicali e accorgerti
di scendere lentamente a gradi
una qualche scala interiore
che ti conduce a un punto dove
la tua anima e la mia sono nude
senza vergogna alcuna l’una all’altra
di fronte o persino se lo vuole
l’estro l’intuito il destino fuse
in un abbraccio nostro profondo
precluso agli altri eterno
senza mai esserci visti nemmeno
in foto o di sfuggita neanche
per pura casualità per un secondo.

Beato non far niente

Beato non far niente
l’ amo del tutto e frontalmente
al punto che spesso inerte lo contemplo
risolvendo che rispetto a tutti i possibili fare
di quel momento di quel preciso momento
che sto vivendo esso è di gran lunga superiore.

La stasi supina del cuore
è posizione magnifica per giacere nel buio
a volte penso di stare così per sempre
indefinitamente fino a scomparire nel piano
sottostante rosso di fragola brillante
altre intreccio pensieri
nei quali si confondono oggi e ieri
il lavoro i parenti il mondo
né il domani presenta particolare interesse
tale da muovere le membra all’azione
al guizzo d’argento al riscatto.

È una condizione perfetta per osservare il soffitto
il semilucido della parete le due o tre crepe
qualche puntino nero incerto
se essere macchia o insetto
insopportabile zanzara ad esempio
che disturba la quiete parossistica da inetto.

La verità ti tocca

La verità ti tocca
come uno schiaffo
e tu vedi te stessa presente
nello specchio del niente.

Ansimante insufficiente
persa nei luoghi della bellezza
ti chiedi aggrappandoti al pozzo
fin dove resiste il fondo.

Dove i colori l’entusiasmo
le immagini che amavi
per sacrificio all’altare
di quale dio.

State lontani dal potere

state lontani dal potere
che vi beve l’anima
siate liberi come uccelli
pronti a spiccare il volo
di slancio dai fili della luce
disegnate stormi nei cieli
coi fratelli pennuti leggeri
o traiettorie misteriose
solitarie
migrate se occorre
o restate appollaiati al palo
fantasticando di viaggi
d’oltremare dipingetelo blu
il profondo quel blu che
i corpicini senza ali
non possono nemmeno
immaginare

Mi seguono senza dirmi niente

Mi seguono senza dirmi niente
da dove vengono
perché mi seguono
cosa trovano nelle mie immagini
di me
del mio risvolto
del verde ocra rosso
dell’ordinarietà del mio essere.

Luce cerco semplicemente luce
fino all’abbaglio celestiale
al bianco di fusione colossale
all’urgenza sul percorso dimenticata
fino alla perdizione che travalica
il pugno che le mosche
sfuggono
la sabbia che scorre a fiumi
tra le dita

Talvolta l’abisso attrae

Talvolta l’abisso attrae di desiderio
come se scendendo verso il nero
raggiungessimo le stelle
guàrdati amico da un certo
sguardo dal fascino perverso
di specchiarti in te stesso
d’incollare all’immagine di te
tutto il potenziale di abbandono
il modo assoluto del trasporto
che vorremmo ci venisse incontro
a infonderci l’acqua la potenza
l’eterna piovana giovinezza
e invece trascina oltre la bellezza
in luogo ingabbiato e provvisorio
dove si perde l’erre (e la esse)
quasi l’essere si liquefacesse
in brodo incandescente
di se stesso

Per la mia festa

Per la mia festa mi chiedo
se di reciproco inceda
o se invece lo smarrimento
sia una nota evidente del capo
se si veda il corpo vacillare
e le certezze il pensiero
questa lanuggine che infiora
le notti calde il piumone
quel girovagare senza meta
dei gesti eleganti cosa traduca
mi chiedo il fascino negli occhi
se veramente la luce si spande
nell’aria come polvere d’ali
senza smalto alle unghie
in quale fumo si converta
l’attrattiva in quale richiamo
sensuale il profumo del mare.

Deve reggere il canto

Deve reggere il canto
l’ispirazione le mani anziane
il lavorio della carta anche l’argento
ha il suo splendore
il disegno che spegne
al di sopra degli occhi
piegati nascosti
lasciati al corpo al rumore
senza morsetti un sobbalzo
un ascensore.

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