Teoria della Sicilia di Manlio Sgalambro

almerighi

Manlio Sgalambro,
filosofo, poeta, paroliere
(1924 – 2014)

Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza; un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave; vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola, come modo di vivere, rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere. La storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori. Ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda.
Vanità delle vanità è ogni storia! La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo tedium storico, fattispecie nel Nirvana.
La Sicilia esiste…

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Rethorica novissima di Gualberto Alvino. Una lettura di Loredana Semantica

LIMINA MUNDI

Rethorica_novissima_Gualberto_Alvino - Irelfe - cop.fronte

Ci sono letture più sfidanti di altre. Non solo da intendere come lettura del testo, riga dopo riga, fino alla sua fine, ma anche nel riferirne impressioni da lettore. L’opera Rethorica Novissima di Gualberto Alvino è tra queste. Si tratta di una raccolta di poesie, pubblicata nel 2021 dalla Casa editrice “Il ramo e la foglia”. Uno scritto che non lascia indifferenti. Impegnativo sarebbe aggettivo adatto, ma non sufficiente per chiarirne corpo e complessità. 
In premessa occorre dire che Gualberto Alvino è noto e stimato filologo e critico letterario. Già per solo questo fatto, è presuntuoso pensare di penetrare pienamente il senso poetico del suo degnissimo lavoro,  questo tuttavia sembrerebbe più un libro destinato agli “studiosi di poesia” che agli “amanti della poesia”. Non per niente in fine è riservata una pagina bianca per le note.
L’opera di Alvino già dal titolo presenta un’inclinazione decisamente colta. “Rethorica” con slittamento della…

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Una vita in scrittura: Fernanda Ferraresso

LIMINA MUNDI

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

Col titolo “Una vita in scrittura” Limina mundi avvia un’iniziativa partecipativa che, come dice lo stesso titolo, vuole mettere in luce quanta dedizione richiede la scrittura e quanto lega a sé diventando fulcro di un’esistenza, compagna di vita

L’iniziativa è rivolta ad autori che scrivono da tempo, che hanno quindi un’ampia esperienza in scrittura, una carriera letteraria alle spalle, possono testimoniare l’atto di fedeltà alla parola. E’ quindi un invito, ma nel contempo un omaggio.

L’invito è a raccontare, non con le parole asettiche e sintetiche usualmente richieste in una biobibliografia, ma in libertà, l’ingresso della scrittura dentro la propria vita, la chiamata o vocazione, la sua permanenza, l’evoluzione, l’intreccio con le proprie vicende personali, spirituali, una storia quindi fatta di inizi, trame incontri, episodi, traumi, delusioni, soddisfazioni, concorsi, premi, scoperte, emozioni ma anche, se si vuole, raccontare tutto ciò di cui lo scrittore…

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Una vita in scrittura: Rita Pacilio

LIMINA MUNDI

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

Col titolo “Una vita in scrittura” Limina mundi avvia un’iniziativa partecipativa che, come dice lo stesso titolo, vuole mettere in luce quanta dedizione richiede la scrittura e quanto lega a sé diventando fulcro di un’esistenza, compagna di vita

L’iniziativa è rivolta ad autori che scrivono da tempo, che hanno quindi un’ampia esperienza in scrittura, una carriera letteraria alle spalle, possono testimoniare l’atto di fedeltà alla parola. E’ quindi un invito, ma nel contempo un omaggio.

L’invito è a raccontare, non con le parole asettiche e sintetiche usualmente richieste in una biobibliografia, ma in libertà, l’ingresso della scrittura dentro la propria vita, la chiamata o vocazione, la sua permanenza, l’evoluzione, l’intreccio con le proprie vicende personali, spirituali, una storia quindi fatta di inizi, trame incontri, episodi, traumi, delusioni, soddisfazioni, concorsi, premi, scoperte, emozioni ma anche, se si vuole, raccontare tutto ciò di cui lo scrittore…

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Scrivo

Scrivo e quando scrivo peso
e questo peso si sviluppa
tutto dentro la bocca
e quanto scrivo pesa
come magnifica bestia
fin dentro gli occhi e le nocche
e trascina lontano o avvicina
tanto quanto il peso che trasporta
dall’alto in basso da destra a sinistra
roteano per la tracolla
borse sporte bisacce
e sono pietre innumerevoli
che lancia lascia trabocca
lievita d’enzima e tocca
stravolto il petto denudato
di ferite intarsiato dell’altro
che dice a sua volta e sono
pesi altrettanti di risposta.

Oggi dopo tanto vagare

Oggi dopo tanto vagare
ho visto il sole
carezzevole luce dalla quale
farsi baciare.

Venivo dall’ombra
nella quale per giorni
ho mosso polvere e libri
scope spazzole e stracci
respirando alcool ammoniaca
e altri prodotti per la fatica
insulsa del pulire.

Scartando anni di opuscoli
mappe agende calendari
stampe e scritti manuali
destinandoli al macero
della differenziata
ho pensato che il rifiuto uccide.

L’immondizia intendo
non meno della negazione
l’una per saturazione planetaria
l’altra similmente
per la misura colma
di sopportazione interiore.

Dove sia la spaccatura

Dove sia la spaccatura mi chiedo
e questo farsi massa dai contorni
indefiniti che sconta
la considerazione non richiesta
il ripristino durevole di un ambito
a rimedio della dispersione precedente
nociva forse devastante
applicata insensatamente
come la scure che cala
a tranciare i rami secchi
le mani che spingono il secchio
scaricando il bambino e insieme
l’acqua sporca.

È un trauma vedere
le vostre vere facce col trucco i capelli
il sorriso di rito il preciso colorito
non era invero richiesto neanche questo
eppure è qui ne prendo atto e lo sorbisco
ricevendone come un insulto
e per l’effetto di un pugno un ritrarsi
più in fondo della solita soglia
già così tanto arretrata
da potersi dire profonda
come un utero gravido una pancia
l’antro che accoglie e che nasconde.

Sembra che anneghiate
nelle vostre stesse foto
nel tentare di mantenere una parvenza
di relazione sociale
ma non c’è e neanche prima c’era
condivisione reale
tutto è farsa palcoscenico vitale
siamo deperibili merce scaduta
passeggeri come un canto una nuvola
i fiori appassiti del vaso sul tavolo.

L’avvento degli accadimenti
ci sopravanza e noi che ci crediamo
importanti gloriosi innumerevoli
e se anche non lo siamo adesso
speriamo d’esserlo ciascuno per se stesso
e nell’insieme per la specie
a volte ci pieghiamo flagellati
le ginocchia a terra emettendo il fiato
sperimentando l’infinita debolezza
ascoltando l’ululato di sirene
che sappiamo essere qui per noi
per la nostra salvezza imbracata
da tubi vaccini mascherine
stupiti di non essere liberi
convinti che prima lo fossimo
quando invece non lo eravamo
più di adesso che imprigionati
ci guardiamo dentro
che tocchiamo il fondo
che testiamo la capacità
di restare in apnea fermi
come pesci in un acquario
le pinne in debole moto rotatorio
chiedendo aria per le branchie
spazio per le gambe
piangendo costrizioni sperando
nella rivoluzione.

Riemergeremo
alcuni risanati nello spirito
liberi dagli abissi e deviazioni
autenticamente vivi
come anguille d’acque limpide
altri invece sopraffatti
dal senso di mancamento
non avranno speranze
non dimenticheranno
e saranno dimenticati.

La poesia cresce

La poesia cresce per strada
vicino alle favole ha papaveri
che parlano la lingua degli uomini.

Nessuno s’illuda di custodirla
nessuno la possiede interamente
qualcuno vi immerge un braccio
altri una mano altri ancora
vi annegano dentro
ma dalla bocca escono solo
bolle di sapone.

Grazie dirò per tutto

Grazie dirò per tutto
per le notti d’estate e lucciole
averle viste una volta almeno
con l’addome di luce intermittente
sorvolare i coni delle tuie
svettanti verde pallido nel cielo.

Grazie per il firmamento
cosi profondo talvolta
che il naso si perde nel buio
il collo cede all’indietro e gli occhi
impazziti a inseguire il luccicore
a loro volta luccicano
ubriachi d’infinità e desideri.

Grazie per la pioggia
che profuma di fine estate
e bagna la terra stanca di sole
le piante secche allo stremo
per il suo delizioso picchiettare
come un canto che chiama
le gemme nuove di ulivi e viti redivivi.

Grazie per la terra nera
marrone gialla d’argilla
per la sua potenza fecondatrice
il misterioso minerale nutrimento
il seme che erompe le bestie tutte
la forza della trazione il vento
che soffia sui campi di spighe e il mare
grazie brezza di increspare
onde leggere e trasparenti
su un fondo di sabbia fine
con riverberi granchietti conchiglie
e piedi grassottelli di bambini
che ridono al solletico dell’acqua
fresca tra le dita
sapendo che è tutta lì
la felicità.

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