Una castagna come scafandro

Una castagna come scafandro
anzi il suo guscio riccio coatto
impervio covo spinoso
e la polpa al suo interno
d’amido dolce
che clampa e sfarina.

Una frode d’angeli e cruna
l’ago e la frana
una scarpa una croce
lo scarto fantastico
la deviazione.

Ecco la ferita

Ecco la ferita
come un taglio a cuore morto
gli dico non batte
intendo che è ormai sordo
l’altro incombe
dal suo punto interrogativo
non ci crede
mi guarda sbalordito
poi sorride.

Non scriveremmo un bel niente

Non scriveremmo un bel niente
se non avessimo qualcosa da dire
un rospo o un groppo in gola
una pustola sul naso
un neo a rilevo sulla guancia
o sullo stomaco un pelo
riccioluto e nero.

La polvere spazzata nella casa
nascosta sotto al tappeto
duecentocinquanta scheletri
bianchi nell’armadio di vetro.

Con o senza paglia
di stampa o di cometa
una lunga lunghissima coda.

Sapessi come tutto gira

Sapessi come tutto gira intorno
senza senso
c’è un bla bla immenso
nel quale non mi riconosco
quattro fessi al tavolo di fronte
parlano e ridono
con la bocca ripiena di cibo.

Masticano parole
triturando con i denti
pane salame e formaggi
ragusani.

Sapessi che sollievo sentirli
almeno umani
non alieni o mostri ottusi
incapaci di comprendere
la distanza invisibile
che s’interpone.

Io cerco la radice
trovandola nel cuore
scrostando intorno ad esso
a metri spessore di marcio
in superficie.

Io voglio immagini che dicono
bellezza allo sguardo
voglio la morbidezza della pelle
tua sotto la mia mano
la tenerezza che ricorda indicibile
i molti anni insieme.

Potrei ogni parola

Potrei ogni parola

sughero biscia quadrilatero

potrei vederla libera danzare

crepa silloge ossimoro

mentre disinfetta la bocca

cuneo forchetta lavatrice

e sputarla tutta nel lavabo

colbacco cosacco risata

come collutorio gengivale.

Il vero artista

Il vero artista è un pazzo
che si riconosce dalla sua pazzia
la stessa che anima le mani
il calco dei lavori suoi
come una frenesia di fare
dire plasmare trasformare
il vero artista è un dio
che dal nulla crea
come dal fango la sagoma del corpo
una meravigliosa idea.

Io dico che rotola

Io dico che rotola
come camaleonte che avvolge la lingua
sgancia il fringuello sulla farfalla
come un serpente che sibila spire.

Basta che il fiume attenda
scorre un fatto di cadaveri e sponda.

Io dico che affonda
e non è chiaroveggenza solo un briciolo di conoscenza
caduta dal piatto di Dio.

Qualche volta penso

Qualche volta penso
che non potendo intervenire sui tifosi
demolirei gli stadi
rischierei il linciaggio oppure la rivoluzione
scioglierei ogni forma di società e associazione
vieterei i campionati nazionali e internazionali
così che il calcio fosse nei campetti
giocato da quattro ragazzetti
vorrei che fosse semplicemente un gioco
come vorrei che scomparisse ogni forma di corruzione
in compenso di tanto scempio ho preparato uno dono
vorrei che l’uomo fosse uomo.

Fermati sul ciglio

Fermati sul ciglio della strada
l’erba sa di campo
i fiori baciano le nuvole
apri le braccia e osserva
come ruota il cielo sulla testa
sei dentro l’universo
il centro perfetto del tuo mondo
piccola come una formica
nell’immenso.

Sappiamo che c’è (per S. Valentino)

Sappiamo che c’è
lo abbiamo incrociato talvolta
guardando a distanza
la sua lunga coda di fuoco
sappiamo che brucia
brucia i fiori passando
e l’erba brucia
brucia la bocca
le labbra e gli occhi
brucia anche l’aria nel cerchio
il cerchio è di fuoco
quando la frusta schiocca
salta la tigre dell’amore.

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