Dovrei raccontare

Dovrei raccontare le tue stesse cose
quel contemplare deviato da distrazioni
collocate nei luoghi più impensati
dove si scatenano pensieri
inanellati in lunghe catene di cobalto.

Dovrei dialogare al tuo stesso modo
con il pezzo di vetro lucente occhieggiante
a lungo dimenticato nell’angolo sepolto
tra la porta della cucina e lo scaffale
stipato di innumerevoli cose utili affastellate
dire dell’arte del rinvio e dell’attesa
dell’ordine scompigliato continuamente
da nuove priorità di un tempo governato
dall’insufficienza celestiale.

Dovrei poi scrivere una poesia come la tua
aperta alla penetrazione di molteplici sensi
nel verso lungo e particolare dell’ attenzione
onorare la lingua della lentezza e del quotidiano
piegarmi a raccogliere ogni frammento
porre l’ultimo dinnanzi a me sul tavolo pregiato
osservarlo con raccolta attenzione di scienziato
vedere la timidezza del vento l’ampiezza
del cielo sul lato destro tagliente
infine assaporare lo specchio di me
la potenza uguale del creato.

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Spegnerti come potessi

spegnerti come potessi
una lampada
che luccicante fervore
s’accende per lo sguardo
al ricevimento d’ occhi
come traguardo come sollievo
ora che non rispondi e neghi
volti le spalle e t’involi
ecco un epilogo scontato e lieto
tutto risolto quindi in questa pena
che dissipa costantemente dissipa
lo squilibrio nel possesso
spiace solo che
non abbia compreso la certezza
l’indignazione della modesta offerta
non dell’anima ma del sesso
che offrirsi nudo
ed essere rifiutato solo
questa sarebbe stata
malagrazia

Prima che s’indurisca

Prima che s’indurisca
prima che si raffreddi
prima che tutto il corpo
marcisca ignaro e indifferente
per ogni volta che a capo chino
il lavacro e i tentacoli
per ogni lavacro tentacolare
per i segnacoli incolti
ignoti segnacoli inconsapevoli
per la scimitarra e la ciminiera
per il drago che urge sulla schiena
per le scuse travolte e tradotte
in ogni messaggio ai quattro venti
come un’eco
per lo svenimento che si alimenta
d’ansia traumatica riversa
in ciò che conviene
per consolazione di tutta la banalità
dell’irrisolto mondo
la rossa granita sanguigna
di fantastici gelsi.
Ve la offro se volete.

Ecco noi siamo qui

Ecco noi siamo qui
intersecate femmine celesti
noi che liberiamo l’alba dei nostri voli
e le grida di giubilo interiori.
Voglio che sia bellissima questa
mattanza di parole
voglio che investa i vostri cuori
fino a mostrare le rotule scoperte
denudare l’anima nell’impeto iridato.
levando lance scudi percuotendo
i ferri della guerra.
L’eterna lotta di riconoscere il creato
nei punti e nelle virgole distorte
cercate nella sabbia fin dentro le scapole
scavando granelli nel vetro più fine
confessando l’ansia perfetta
maledetta di godere
di un maestoso controllo
del cinguettio.

A me piace del mondo

A me piace del mondo la dimensione
che ti si porta addosso come camicia
confortevole e buona
fresca in estate e nel tepore d’inverno.

Mi piace d’avere tempo e respiro
per gli svaghi per scrivere gli amici
mi piace la sosta del pensiero
che procede a sbalzi ed improvviso.

Che s’accende di voce nel bianco
come adesso sereno nel cuore
di questo dolce capodanno
col dono ricco e insperato
degli auguri cari.