La ragazzina che sto per bocciare

 

La ragazzina che sto per bocciare:
tredici anni al massimo,
mai visto in vita mia niente di simile
zero cultura, zero ideologia,
soltanto un’anarchia vitale originaria.

Si butta per terra
dice le parolacce tira i sassi
strappa quaderni e libri.

Le oppongo
una faccia impassibile, di bronzo.
Lei mi guarda con odio ma non sa
quanto io internamente le assomiglio.

Antonio Turolo (Mestre, 1962), da Corruptio optimi pessima (Nuova dimensione, 2007)

 

tratto da qui

Questo non è

Questo non è
un giorno più difficile degli altri
questa non è una strada più lunga

questo è il giorno
questa è la strada
e così i fiori sono il fiore
e c’è una sola notte
una sola guerra

la molteplicità è un inganno
e così le forme, i messaggi
c’è unità, unità assoluta
nel mosaico vociante
della morte.

(Giacomo Leronni)

poesia tratta dal sito Imperfetta Ellisse qui

The snow man

The snow man                                                                            L’uomo di neve

One must have a mind of winter
To regard the frost and the boughs
Of the pine-trees crusted with snow;

And have been cold a long time
To behold the junipers shagged with ice,
The spruces rough in the distant glitter

Of the January sun; and not to think
Of any misery in the sound of the wind,
In the sound of a few leaves,

Which is the sound of the land
Full of the same wind
That is blowing in the same bare place

For the listener, who listens in the snow,
And, nothing himself, beholds
Nothing that is not there and the nothing that is.

 

Wallace Stevens

 

Uno deve avere una mente d’inverno
per stare a guardare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve;

E aver avuto freddo per tanto tempo
per vedere i ginepri intricati di ghiaccio,
gli abeti rugosi nel luccicare lontano

del sole di gennaio; e non pensare
al gemito  ch’è nel suono del vento
nel   suono di poche foglie

ch’è il suono della terra
piena dello stesso vento
che soffia nello stesso luogo vuoto

per chi ascolta e nella neve sente,
d’essere egli stesso niente, vedendo
il nulla che non c’è e il nulla che è.

Trad.   di Loredana Semantica

qui , su La dimora del tempo sospeso una traduzione e commento di Gianluca D’Andrea

a seguire nell’ordine  le traduzioni di: Renato Poggioli, Nadia Fusini, Massimo Bacigalupo, Lisa Sammarco citate nei commenti al post da Francesco Marotta

Si deve avere un animo d’inverno
Per contemplare questo gelo e i pini
Con le rame incrostate dalla neve;
E avere avuto freddo lungo tempo
Per guardare i ginepri irti di ghiaccio
I rudi abeti nel brillìo remoto
Del sole di gennaio; e non pensare
D’alcun duolo nel gemito del vento,
O nel suono di queste poche foglie,
Voci di una regione visitata
Da quel vento che sempre
Sibila sullo stesso nudo luogo
Per chi ascolta, chi ascolta nel nevaio,
E nulla in sé medesimo, contempla
Là quel nulla che è e che non è.
(Renato Poggioli, 1954)
*
Bisogna avere una mente d’inverno
per osservare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve;
e avere patito tanto freddo
per guardare i ginepri ricoperti di ghiaccio,
gli abeti ruvidi nel distante riflesso
del sole di gennaio; e non pensare
alla miseria che risuona nel vento,
tra le rade foglie,
il medesimo suono della terra
attraversata dal medesimo vento
che soffia nello stesso spazio spoglio
per chi in ascolto, ascolta nella neve,
e lui stesso un nulla, guarda
il Nulla che non c’è e il nulla che c’è.
(Nadia Fusini, 1985)
*
Si deve avere una mente d’inverno
per guardare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve,
e avere avuto freddo a lungo
per vedere i ginepri irti di ghiaccio,
gli abeti ruvidi nel chiarore lontano
del sole di gennaio, e non pensare
a un dolore nel suono del vento,
nel suono di poche foglie,
che è il suono della terra
percorsa dallo stesso vento
che soffia nello stesso nudo luogo
per l’ascoltatore, che ascolta nella neve
e, nulla in sé, vede
nulla che non sia lì, e il nulla che è.
(Massimo Bacigalupo, 1994)
*
Si deve avere una mente fredda
per apprezzare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve,
e aver avuto freddo a lungo,
per scorgere i ginepri puntuti di ghiaccio,
gli abeti irruvidirsi nel lontano luccichio
del sole di Gennaio; e non pensare
ad alcuna pena nel suono del vento,
nel suono di poche foglie,
che sono il suono della terra
colmo dello stesso vento
che sta soffiando nello stesso vuoto
per chi ascolta, per chi ascolta nella neve,
e, lui stesso niente, guarda
niente che non c’è e il niente che è.
(Lisa Sammarco, 2008)

No

no
non c’è più spazio
né accesso a niente
a nessuno
più niente di bello
nel marketing
che tutto ha mangiato e assorbito
e ogni ora che passa
peggiora lo schifo
che già è tutto schifo
e niente più è niente
e mancano tutte le cose
i ragazzini giocano a calcio
i bambini giocano ai giochi
i letterati ascoltano le loro voci
amplificate nei microfoni
che nessuno ascolta
tramontati i valori antichi
non ce ne sono di nuovi
e solo dolore miseria sporco
un gruppo di avvinazzati
continua a parlare a voce alta
così nessuno sente niente
di ciò che farneticano i letterati
e tutti disturbano tutti
e poi tutti se ne vanno
tutti felici di aver disturbato tutti
di aver sparso piccoli semi
di infelicità
ecco la felicità residua:
lo spargimento dell’infelicità.

 Massimiliano Chiamenti, poeta (Firenze, 1967- Bologna, 2011).

 

Solo girasoli

I GIRASOLI

Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

[Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925] 

A distanza di muri

Io sono diviso da un muro
dal cortile del palazzo che scende
in verticale e fa da specchio
alle finestre delle case,
alle voci della gente
che le abita, custodendovi
il piccolo mistero di una storia
come tante – ma sapere
a che volto corrisponde
quella grana della voce, che tanfo
di sudore viene fuori
dalla minima finestra del bagno, di sera,
che tipo di biscotti si nasconde
nella piccola credenza che si scorge
poco sopra il lavandino, nell'interno
al piano di sotto – se si amano davvero
i due giovani inquilini del sette,
cosa sperano, quante volte hanno temuto
di perdere la strada. E poi come hanno fatto,
in quale grondaia hanno sentito
il ritmo asseverante della pioggia.
Che hanno decifrato in quel respiro.
Che cosa hanno capito.

(di Massimo Gezzi, dalla Rivista "Ore piccole")
 

Fin dove volano le api furibonde

 

 
Emily Dickinson: Api e poesie

(testo originale e traduzione)

*

Ferocious as a Bee without a wing

The Prince of Honey and the Prince of Sting

So plain a flower presents her Disk to thee

 

Feroce come un’Ape senza un’ala

Il Principe del Miele e il Principe del Pungiglione

Così semplicemente un fiore offre la sua corolla a te

*

Th lovely flowers embarrass me,

They make me regret I am not a Bee

 

Gli incantevoli fiori mi imbarazzano,

Mi fanno rammaricare di non essere un’Ape

*

I stole them from a Bee –

Because – Thee –

Sweet plea –

He pardoned me!

 

Li rubai a un’Ape –

Per – Te –

Dolce ammissione –

Lei mi ha pedonato!

*

Fame is a bee.

It has a song

It has a sting

Ah, too, it has a wing.

 

La fama è un’ape.

Ha un canto

e un pungiglione

Ah, ma anche le ali

*

To make a prairie it takes a clover and one bee,

One clover, and a bee,

And revery.

The revery alone will do,

If bees are few.

 

Per fare un prato servono un trifoglio e un’ape

Un trifoglio e un ape,

e il sogno.

Il sogno da solo basterà

se le api sono poche.

*

Bee! I’m expecting you!

Was saying Yesterday

To Somebody you know

That you were due –

 

The Frogs got Home last Week –

Are settled, and at work –

Birds mostly back –

The Clover warm and thick –

 

You’ll get my Letter by

The Seventeenth; Reply

Or better, be with me –

Your’s, Fly.

 

Ape! Ti sto aspettando!

Stavo dicendo Ieri

A Qualcuno che conosci

Che eri in arrivo –

 

Le Rane sono a Casa da una Settimana –

Sistemate, e al lavoro –

Gli Uccelli in gran parte tornati –

Il Trifoglio caldo e folto –

 

Riceverai questa mia entro

Il Diciassette; Rispondi

O meglio, sii da me –

Tua, Mosca.

*

The Bee is not afraid of me.

I know the Butterfly –

The pretty people in the Woods

Receive me cordially –

 

The Brooks laugh louder

When I come –

The Breezes madder play;

 

Wherefore mine eye thy silver mists,

Wherefore, Oh Summer’s Day?

 

L’Ape non ha paura di me.

Conosco la Farfalla –

Il grazioso popolo dei Boschi

Mi riceve cordialmente –

 

I Ruscelli ridono più forte

Quando arrivo –

Più folli giocano le Brezze;

 

Perché il tuo argento mi appanna la vista,

Perché, Oh Giorno d’Estate?

*

The murmur of a Bee

A Witchcraft – yieldeth me –

If any ask me why –

‘Twere easier to die –

Than tell –

 

The Red upon the Hill

Taketh away my will –

If anybody sneer –

Take care – for God is here –

That’s all.

 

The Breaking of the Day

Addeth to my Degree –

If any ask me how –

Artist – who drew me so – Must tell!

 

Il mormorio di un’Ape

– produce in me – Una Magia

Se qualcuno mi chiede perché –

Sarebbe più facile morire –

Che dire –

 

Il Rosso sulla Collina

Mi toglie la volontà –

Se qualcuno sogghigna –

Stia attento – perché Dio è qui –

Questo è tutto.

 

L’Interrompersi del Giorno

Accresce il mio Rango –

Se qualcuno mi chiede come –

L’artista – che mi disegnò così –

lo dica!