Ti aspettiamo ancora

Ti aspettiamo ancora
ancora ti aspettiamo
come si aspetta l’aurora
quando è notte
anelando al cinguettio
che riempie il mondo
di un nuovo giorno.

E l’attesa di te è infinita
una continuità di vita
qualcosa che consuma
la cera una candela
che mirabilmente
brucia senza fiamma.

Saturati i trabiccoli di luce

Saturati i trabiccoli di luce
io carastampa maledetta
ti scapicollo sulla pagina
come trovassi un trogolo
una sbornia
e tutt’a un tratto impavida
in lira calzamaglia
dirompessi l’anima di stracci
ululassi il nome degli anfratti
cementando fame fiere fronde
un senso atavico d’insufficienza
la rabbia fragile dei timpani
e l’animale che s’impianta
rivolge al trapano sociale
l’amara voce
accende la lampada in domanda
già detta sottratta sottaciuta
quella di sempre oppure un’altra
preceduta ogni volta dal perché.

Un fiore placa il terrore

un fiore placa il terrore
placa l’ansia una luce fioca
tanto se c’è da morire si muore
con una pallottola in fronte
con le carni straziate
le mani gelate
sussultando
scarpe bambole sangue

diremo poi
all’altare dell’Unicità
noi almeno abbiamo vissuto
coi santi dei valori cristiani
occidentali e musulmani
fin dentro la terra
liberi e umani

La morte ha bisogno

La morte ha bisogno di rispetto
la morte di qualunque essere intendo
io comprendo
gli elefanti che cercano un rifugio
d’ossa dove andare a riposare
e gli altri animali che si nascondono
per essere soli nel trapasso
lontani dagli occhi dei simili
e diversi.

Sulla terra
la nascita come la morte
non ha stimmate gentili
si confronta con la luce
che sputa o che divora
e poi proietta
probabilmente la morte
è anche porta.

Uno dopo l’altro

Uno dopo l’altro muoiono i poeti

pare si ritrovino nell’oltre

che è non si sa bene dove

pubblicati e impubblicati

minuscoli e ignorati

negati e rinnegati

suicidi e suicidati

tutti si ritrovano

dove non ci sono né piccoli né grandi

né accade come alcuno dice

che gli ultimi siano i primi

né che le pietre scartate siano testate d’angolo

perché non c’è edificio di mattoni

lì dove sono

ma sono loro l’edificio

un solo corpo unanime

senza carne ossa sangue.

Ci sono giornate dominate

Ci sono giornate dominate dal senso del ridicolo
una cosa mista al patetico e poi
da una speciale inutilità
quelle sono le giornate prostrate del poeta
ve ne regalo quante volete
dentro ci trovate pena e pazienza
il senso di una quieta rovina
mista a un quarto di catastrofe
una dose potente di disprezzo
una ventina di chiodi di garofano
questi ultimi nella funzione naturale di anestetico
la spremuta di tre limoni per antiemetico
il tre nella funzione scaramantica della perfezione
il quarantadue per cento di depressione
la previsione che domani
passata la bufera
saranno reliquie di tanto scempio
il reflusso gastro-esofageo
il dono della consapevolezza
la dominazione perfettibile della parola.

Gli amici sono quelli

Gli amici sono quelli che ricordano
il tuo compleanno
il nome di tua moglie
dove abita tua nonna.

Gli amici poi ci sono
specie quando aumenta il tuo bisogno
sugli amici puoi contare
trovano la soluzione dei problemi
sono la panacea di tutti i mali.

Ode agli amici veri
che ti aiutano nel salto
quando hai il sogno di volare
e si tengono le ali.

Nausea

Nausea
è quello che mangio
quello che vesto
quello che vedo
è come dormo
come mi sveglio
quello che ho
non ho
vorrei
il poco tempo che mi resta.

E’ come se li digerissi tutti

E’ come se li digerissi tutti
a poco a poco
masticando il pane
della parola
che lascia nella bocca
un suo sapore

E’ come se non credessi
come se tutto fosse
un vestire di parole vuote.

E guardandoli negli occhi
appena un poco
quel tanto che lo sdegno regge
ricordo loro che dopotutto
tutto ha un peso
e l’onda di risacca
il suo ritorno.

E’ come se li risputassi tutti
quando la saliva cola in gola
e s’addensa sul fondo della lingua
e schiuma le parole nel respiro
e respira annegando la parola.

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