Ma che diciamo poi

Ma che diciamo poi
con le parole più care
infiniti sbadigli un calco di mani
lui dice hai spezzato un cuore
lei un trofeo di battimani
opposto al corpo minuto
è una sconfitta morale
che veda l’intruso scalare
i giochi ottusi del potere
dove chi passa pieno di sé
crede al proprio valore
chi resta si addolora
la vita è ogni giorno più dura
di controversi legali
la percorriamo di sbagli
tra i tasti di un pianoforte
e un camice che stringe
il torace la vita è una musica
triste che apre le braccia
senza volare

Alcuni scrivono

Alcuni scrivono senza contare nulla
nemmeno il pezzo di pane alla bocca
scrivono senza criterio per solo colpo
su colpo per rabbia e per sfida
per strappare di occhi i travagli
per non avere strisciato oltre l’orlo
per lo strapiombo del corpo per il cervello
bacato per non avere capito neanche
di avere sbagliato scrivono i soliti nomi
salvando le spese i contrasti
divorando le carni ed il pianto
dei laghi infinito bruciante
che sale bagnato alle sclere per la
stanchezza soltanto la stanchezza
assoluta irretita bastarda
che consuma la voce e lima la vita
strozzando il canto e le righe ogni
speranza di luce spingendo le mani
gloriose fin oltre le istanze
il burrone.