Lettera a un poeta (giovane, meno giovane, non si sa)

La famosa "Lettera a un giovane poeta" di Rainer Maria Rilke, 
riveduta, corretta, adattata ai giorni nostri da Giacomo Cerrai.

Lettera a un poeta (giovane, meno giovane, non si sa)elab. G. Cerrai

Pisa, 17 settembre 2013

Egregio amico,

 i tuoi testi mi sono arrivati qualche giorno fa, per posta  elettronica. Ti ringrazio per la fiducia, ma è tutto quel che posso  darti in cambio. Non posso addentrarmi  nella natura dei tuoi versi,  poiché, come ebbi a dire spesso, di ciò di cui è sostanzialmente inutile parlare è meglio tacere. Senza contare che le critiche sono a senso  unico come la strada davanti a casa mia, nel senso  che tutto quello che se ne ricava in cambio è un grazie o un imbronciato mugugno. Quel che  consola è che vivaddio non ci si incontrerà mai di persona nella vita, e quindi, del silenzio che segue quasi sempre una recensione, si potrà  dare tranquillamente la  colpa a Telecom.

Ciò premesso, consentimi solo di dirti che i tuoi versi hanno per lo meno il pregio di non avere una natura loro propria, né una loro  autonoma fisionomia. Il che è un bel vantaggio, rendendoli adattissimi  sia a comparire  in qualche antologia di giovani (cosa autorizzata quasi esclusivamente dalla tua età anagrafica), sia a conseguire un numero  cospicuo di targhe nei più disparati premi letterari.  Lascerei perdere  tuttavia le poesie del tipo la tua  “a Silvio”, che seppur sotto l’egida di quel grande solitario del Leopardi non può andare bene (i premi, come forse  sai, sono quasi tutti in mano ai comunisti della Pro Loco). continua a leggere

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Un popolo di poeti

UN POPOLO DI POETI – Un paese di rime tempestose

Qualche anno fa,a una giornalista americana che gli chiedeva quale fosse la sua professione, Elio Pagliarani rispose: «Faccio un lavoro che non esiste, in una lingua che non esiste». Ha ancora ragione l’ autore della Ragazza Carla? Non c’ è più posto, nell’ Italia di oggi, per chi voglia scrivere versi? Davvero la poesia è migrata altrove? Nel giro di pochi mesi, la scomparsa di Alda Merini, Edoardo Sanguineti e Luciano Erba ha posto oltretutto un problema di riconfigurazione del nostro panorama letterario.

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Sottobosco

tratto da qui

In rete il sottobosco è veramente avvelenato. In rete il sottobosco è veramente più avvelenato. La rete ha mostrato al sottobosco che lui sottobosco era sottobosco. La rete amplifica le urla di insofferenza del sottobosco che si è riconosciuto. Il sottobosco troverà sempre molta gioia in rete, e ascolto. La rete e il sottobosco sono amici e si vogliono bene. Slowforward non ama il sottobosco e non è provvisto di commenti per farlo sfogare. Slowforward non disporrà commenti per e dialogo con i sottoboschivi. Slowforward si stupisce sempre quando il sottobosco non sa riconoscersi livoroso e pensa che un lettore anche ingenuo non veda quel livore. Il sottobosco e la rete piangono talvolta, e questo è, complessivamente, sottobosco. Anche provare pietà per questo pianto è sottobosco. Bisogna lasciare il sottobosco al suo destino, il quale — trovandosi espanso in rete — gracchierà finché durerà la corrente elettrica. Non tener conto del sottobosco non è sottobosco ma sanità. La sanità è auspicabile.