Ciao Monica

LIMINA MUNDI

Poco più di un mese fa, il 2/2/2022, a Roma è scomparsa l’attrice italiana Monica Vitti, all’anagrafe Maria Luisa Ceciarelli. Premiata con 5 David, 12 Globi d’oro, 3 Nastri d’argento. Sebbene poco nota ai più giovani perché ritiratasi a vita privata da circa vent’anni, è una figura rappresentativa del cinema italiano nel mondo, non meno di Sofia Loren, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Mariangela Melato.

Attrice di cinema e mattatrice della commedia italiana, versatile e talentuosa, capace di essere considerata al pari di attori quali Alberto Sordi, Marcello, Mastroianni, Nino Manfredi, cioè di figure maschili che hanno dominato la scena cinematografica degli anni 60-80.

Maria Luisa Ceciarelli divenne Monica Vitti nel 1953, ispirandosi al cognome della madre, Vittigli, scegliendo un nome che aveva letto poco prima in una rivista, seduta a un bar vicino a casa. In un nome può esserci un destino? Sarebbe stata ugualmente famosa mantenendo il nome anagrafico?

View original post 1.081 altre parole

Uno dopo l’altro

Uno dopo l’altro muoiono i poeti

pare si ritrovino nell’oltre

che è non si sa bene dove

pubblicati e impubblicati

minuscoli e ignorati

negati e rinnegati

suicidi e suicidati

tutti si ritrovano

dove non ci sono né piccoli né grandi

né accade come alcuno dice

che gli ultimi siano i primi

né che le pietre scartate siano testate d’angolo

perché non c’è edificio di mattoni

lì dove sono

ma sono loro l’edificio

un solo corpo unanime

senza carne ossa sangue.

La fine e l’inizio

La fine dell’anno e l’inizio del nuovo fa pensare a tutto il fare del tempo trascorso. In numeri. La cartella del mio lavoro fotografico anno 2014 contiene 3715 file d’immagini, di queste ne ho elaborate/pubblicate su facebook 342. Il file word dove ho trascritto i testi poetici del 2014 si compone di 30 pagine, 33564 parole, 279 righe. Il file word del primo libro dei “Dialoghi” (titolo provvisorio), che ho scritto quest’anno, è formato da 36 pagine, 7000 parole, 39905 caratteri e 332 righe, il file del secondo libro dei “Dialoghi” (sempre titolo provvisorio), ancora al suo principio, contiene 5 pagine, 914 parole, 5210 caratteri, 43 righe. Ho pubblicato con Decomporre Edizioni 2 poesie in un’ antologia. Ho tradotto alcune poesie di Emily Dickinson, Mark Strand, Wallace Stevens. Sul blog “Blanc de ta nuque” Stefano Guglielmin ha pubblicato una mia nota introduttiva al lavoro poetico di Giuseppe Samperi. Su facebook ho inaugurato il nuovo gruppo “La rosa di nessuno”, che coamministro con Deborah Mega e che si sta rivelando un’esperienza piacevole ed interessante. Tra le mie note  su facebook ho pubblicato un commento in margine alla finale dell’ultima puntata del programma televisivo “The Voice”. Sempre su facebook ho proseguito la gestione del gruppo – pagina Fuoco Visuale/Visual Fire e la cogestione del gruppo – pagina Beauty. Curo ancora questo mio blog “Di poche foglie” con tempi lunghissimi. E’ stato un anno come gli altri. Di buono c’è che posso fare ancora altro, proseguire nel 2015 la mia ricerca, andare ancora avanti.

Omaggio a Mark Strand

The end

Not every man knows what he shall sing at the end,
Watching the pier as the ship sails away, or what it will seem like
When he’s held by the sea’s roar, motionless, there at the end,
Or what he shall hope for once it is clear that he’ll never go back.

When the time has passed to prune the rose or caress the cat,
When the sunset torching the lawn and the full moon icing it down
No longer appear, not every man knows what he’ll discover instead.
When the weight of the past leans against nothing, and the sky

Is no more than remembered light, and the stories of cirrus
And cumulus come to a close, and all the birds are suspended in flight,
Not every man knows what is waiting for him, or what he shall sing
When the ship he is on slips into darkness, there at the end.

Mark Strand

La fine

Nessun uomo sa cosa cantare alla fine
guardando il molo come nave che salpi o qualunque cosa sembri
quando egli è rapito dal ruggito del mare,  immobile, lì alla fine
o cosa sperare essendo chiaro ormai che non tornerà più indietro

Quando il tempo trascorre potando le rose o accarezzando il gatto
mentre il tramonto incendia il prato o la luna piena imbianca la terra
non sembra lungo, nessun uomo invece sa cosa troverà
quando il peso del passato  sporge  tra il nulla e il cielo

Non c’è altro che il ricordo della luce e trame di cirri
nuvole che si chiudono dense e uccelli sospesi in volo
nessun uomo sa cosa l’aspetta o cosa cantare
quando la nave scende nell’oscurità, lì alla fine

(Mark Strand traduzione di Loredana Semantica)

 

Nessun uomo sa cosa cantare alla fine
guardando il molo come nave che salpi, ché così gli sembrerà
quando rapito dal ruggito del mare, è immobile, lì alla fine
o cosa sperare essendo chiaro ormai che non tornerà più indietro

Il tempo non sembra lungo quando trascorre potando rose
o accarezzando il gatto, contemplando il tramonto che incendia il prato
o la luna piena che imbianca la terra, nessun uomo invece sa cosa scoprirà
quando il peso del passato sporge tra il nulla e il cielo

Non c’è altro che il ricordo della luce e trame di cirri
nuvole che si chiudono dense e uccelli sospesi in volo
nessun uomo sa cosa l’aspetta o cosa cantare
quando la sua nave scivola nell’oscurità della fine

nuova traduzione del 20.9.20

Se hai un nome

L’undici maggio di quest’anno è morto un poeta
nato come me nel millenovecentosessantuno
io non lo conoscevo
ma questo poco importa
chissà quanti poeti non conosco
lui però scriveva bene
e firmava col suo nome
un nome da poeta:
Stefano Leoni.

Se hai un nome esisti
se hai un nome ti chiamano col nome
e anche se muori ci sei oltre la pietra
il tuo dire è figura
corpo con scheletro a contorno
hai occhi bocca orecchie
fronte labbra sopracciglia
arti mani e tronco
dita
come fossero icone con un orlo
impalcatura che articola gli snodi
ceppo di legno che sostanzia
sagoma a substrato d’ossa.

E’ bello avere un nome
essere nuda faccia coi capelli
sentirsi nominare come.

Dopo Auschwitz

«“Come si fa a scrivere una poesia dopo Auschwitz?” chiese Adorno […] “e come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?” obiettò una volta Mark Strand. Comunque sia, la generazione a cui appartengo ha dimostrato di riuscire a scrivere quella poesia» (Iosif Brodskij, Discorso per il Nobel, 1987) continua a leggere

Elio Pagliarani, un omaggio

tratto da qui

E’ mancato Elio Pagliarani, uno dei maggiori poeti del secondo novecento.
Pubblico su Blanc il paragrafo dedicato alla sua ragazza Carla, uscito su Scritti nomadi (Anterem 2001), all’interno di una riflessione sui Novissimi
La ragazza Carla o della parola che salva
L’originalità della Ragazza Carla la colse bene Geno Pampaloni (“Epoca”, 15/6/62), quando riconobbe ad Elio Pagliaraniil merito di avere “intuito un uomo diverso”, preso “nel cerchio dell’alienazione”, eppure vivo, ancora capace d’opporre, istintivamente, la propria singolare esistenza alla storia universale.

La peculiarità di questa opposizione, lo sottointende lo stesso Pampaloni, esula tuttavia da ogni dialettica, da ogni possibile riscatto; lo si comprende appieno – e da qui cominciamo l’analisi – leggendo l’ultimo coro del poemetto:
non c’è risoluzione nel conflitto
storia esistenza fuori dell’amare
altri, anche se amore importi amare
lacrime, se precipiti in errore
o bruci in folle o guasti nel convitto
la vivanda, o sradichi dal fitto
pietà di noi e orgoglio con dolore.
(La ragazza Carla, III, 7)

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑