Nota a “L’informe amniotico” di Giorgio Bonacini

Una scansione temporale inversa, dove il già accaduto appare come un presente ulteriore, può significare una ricerca che tenta di rendere sensibili ed evidenti a se stessi connessioni e significati vissuti, ma che necessitano di nuova percezione ed esperienza. Dalle profondità del passato, scandito in sequenze di ore piene di tempo compresso, si recuperano momenti esistenziali, prove di vita che, momento dopo momento, ritornano all’oggi: o meglio allo zero presente di una esterna, perché visibile in scrittura, interiorità singolare e frastagliata nei suoi eventi.
Ma per chi è in atto di poesia, consapevole del suo fare concreto, come ci mostra Loredana Semantica in questi appunti poetici numerati, sa che anche la scansione materiale del testo produce la sua significazione: ad esempio nell’emozione di un senso che è gratitudine e palpitazione anche a partire da una piccola fonìa grafica: là dove annota che la perfezione della sessantatreesima ora “risparmiò una e. e dentro aveva il tre” e la fatica di una nascita all’infinito. Si vede dunque chiaramente la valenza poetica di una forma del sentimento che va dall’alfabeto alla significazione continua di un perenne inizio di senso. Una progressione continua, dunque, una scansione che sembra avere un andamento che è più una distensione che un cammino. I testi infatti si presentano sulla pagina come delle riflessioni senza versificazione, salvo il fatto di essere punteggiate, e perciò respirate interiormente, con un ritmo che è connotazione di un lento stato, come di attesa.
Scrivere allora diventa un modo, passo dopo passo, di raccogliere figure e sostanze, percezioni e immagini, in un brusio modulato che prende corpo e pensiero. E dove noi che leggiamo ne sentiamo le fluttuazioni, da un estremo all’altro, di quel particolarissimo essere lirico che è l’ansia del poeta. Ogni tanto però il testo da lineare ritorna in strofe, senza segni di punteggiatura, rette solo dal proprio scandire lo spazio e il tempo della scrittura e della lettura: della parola detta e della parola taciuta, anche quando “accade che si scriva/ed è un errore”. Ma non c’ è modo di smettere il canto, perché è lì a dare evidenza esemplare al proprio dire, a disincarnarlo dal corpo centrale per desiderio di leggerezza o di precisazione nel suo offrirsi totale.
E nonostante l’io sia una “preda indifesa”, nel testo si lascia andare a circonvoluzioni di assoluta e precisa libertà, dove la luna ritorna ad essere la poesia centrale: in un impeto di suono, rime, assonanze che scandiscono un momento di bellezza e purezza.
Poi qualcosa ripiega in se stessa e dentro di sé tace, seppur con fatica, anche i modi in cui la vita si snoda, si arrotola, si contrae e sembra all’apparenza contraffarsi. Ma nonostante questa ferita dentro il senso, questa difficoltà nel comprendere i segnali e la voce che ten-ta di fermare la conta delle ore, c’è ancora un TU, un altro a cui donare ciò che appartiene e che abita la poesia: la parola. E se anche sono “parole vuote”, quando le vedi davanti, una dopo l’altra, sono “come fiori offerti. come fiammiferi accesi”. Perché non è possibile, quando il linguaggio chiama la lingua a farsi suono, voce e poi scrittura in segni necessari alla propria sconosciuta origine, non considerare l’ascolto di sé, che scrive se stesso, di natura universale, nello “scivolamento costante” verso un’origine materna, inesauribile.

Giorgio Bonacini – Settembre 2012 –

Natura morta (recensione di Sergio Gabriele)

tratto da qui

Natura morta

di Sergio Grabriele per FemminArt Review

 

C’è qualcosa di estremamente vivo e vivace nelle nature morte di Loredana Semantica. Una impalpabile poesia della vita, espressa da una donna poeta prima ancora, o congiuntamente, che visionaria, tesa alla ricomposizione delle mentite spoglie, dei poveri resti che questo mondo ci mette ormai a disposizione, rifiuti di una ideologia più che del processo produttivo. Una irrisione dei significati per come sono oggi mulinati dalla babele iconografica dei sensi, una riedificazione dell’interiore vissuta nell’intimo attraverso gli oggetti che come pietre ci vengono scagliati contro.
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Loredana Semantica: “L’informe amniotico. (appunti numerati e qualche poesia)” – Finalista Opera Prima 2012

tratto da qui

Loredana Semantica: “L’informe amniotico. (appunti numerati e qualche poesia)” – Finalista Opera Prima 2012

di Rosa Pierno (che ringrazio infinitamente)

Il decorso antiorario delle ore, che scandisce ogni lassa, è la scenografia che consente di intubare nel cunicolo temporale venutosi così a creare l’evento  situato in un futuro già accaduto.  Sorta di cannocchiale a rovescio, in cui poter guardare alle cose passate come se non avessero ancora avuto luogo. Quale opportunità può dare la conoscenza di un evento di cui si conoscano le conseguenze su una scelta che sia ancora da effettuarsi?

Loredana Semantica ha lo sguardo rivolto sia alle pagine profetiche sia alle schermate pubblicitarie, ove il punto in comune è che tutto ci guarda, tutto ci invia un messaggio che dovremmo essere capaci di comprendere, ma che non sappiamo decifrare. In questa frattura, s’installa la valenza tragica di questo testo: continua a leggere

Opera prima 2012, due appunti

tratto da qui

Lunedì, 19 marzo 2012

Opera prima 2012, due appunti

di Giacomo Cerrai

L’iniziativa di Poesia 2.0 “Opera prima”, in collaborazione con la collana omonima edita da Cierre  Grafica e diretta da Flavio Ermini, ha poi trovato qualche settimana fa  il suo esito. Il consiglio editoriiale della collana, sulla base di una  terna espressa dalla giuria (o comitato di lettura) di cui facevo parte  anche io insieme a Giorgio Bonacini, Stefano Guglielmin, Gilberto Isella e Rosa Pierno, ha assegnato il premio, con conseguente pubblicazione  gratuita, a Manuel Micaletto per la silloge “Il piombo e lo specchio”. Gli altri due finalisti erano Loredana Semantica con “L’informe amniotico” e Veronica Sara Pinto con la raccolta “Poesie 2010-2011”. Tutte e tre le opere sono leggibili nella loro interezza [QUI]. I partecipanti erano stati una ventina, il valore molto variegato. Per il 2013 Poesia 2.0 replica, come può leggere [QUI] chi volesse partecipare.

Un’opera prima non è mai tale del tutto, tutte le  dichiarazioni di poetica che hanno accompagnato le raccolte inviate  testimoniano un percorso culturale e creativo già alle spalle, una  riflessione, una maturazione, di cui l’opera prima deve essere il  coagulo. Un’opera prima è sempre qualcosa di interessante,  forse quasi  al di là del suo valore. Perché si spera che offra indizi sul futuro,  degli autori o della poesia in genere, qualche frammento di nuove  tematiche o territori poetici, qualche segnale, per quanto vago, dello  spirito del tempo che spira da queste parti, qualche indicazione sulla  lenta evoluzione della forma e del linguaggio. Non credo che sia  chiedere troppo, in fondo. Era (ed è) almeno questo l’impulso primario  dell’iniziativa. continua a leggere

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