Da "Poesie" di P. Cavalli

Ah smetti sedia di esser cosi sedia!
E voi, libri, non siate così libri!
Come le metti stanno, le giacche abbandonate.
Troppa materia, troppa identità.
Tutti padroni della propria forma.
Sono. Sono quel che sono, Solitari.
E io li vedo a uno a uno separati
e ferma anch'io faccio da piazzetta
a questi oggetti fermi, soli, raggelati.
Ci vuole molta ariosa tenerezza,
una fretta pietosa che muova e che confonda
queste forme padrone sempre uguali, perché
non è vero che si torna, non si ritorna
al ventre, si parte solamente,
si diventa singolari.

Patrizia Cavalli

3 risposte a "Da "Poesie" di P. Cavalli"

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  1. materia crepuscolare, piegata, composta in ordine di "spirito"…eppure l'ordine estremo crea confusione permanente…io abito il disordine e ne faccio una prigione per chi mi convive, non ne vado fiera.. ma il colore che ne estraggo mi distoglie dal nero che mi opprime non solo la notte.un abbraccio.m.

  2. Sul disordine ci intendiamo alquanto, per quanto, quando ordino, sono ordinatissima :)Quanto al testo, l'ho apprezzato, non solo per l'ordine, la disposizione delle parole in bella costruzione, ma per quell'approccio agli oggetti, chiamati a testimoni di umana solitudine e singolarità.ciaoL.

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