Stati misti

ho graffi dappertutto. nella pagina inferiore delle braccia. sul dorso delle mani. sul ventre convesso, come un dosso artificiale, sul quale campeggia una manciata di nei piccoli e sbiaditi. presumono d’essere disposti secondo una volontà divina. Quasi costellazioni celesti.

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stasera rantolo stanchezza. nessun enzima da consegnare. né segno o sindone. nessuna escrescenza di salnitro da scrostare.

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tutto tace. non parla il mostro dentro. non il santo non il vate. tutto tace. non fiorisce una rosa o la parola. né l’anima la segue. e il rumore che c’è intorno è meno di un sussurro. uno sbadiglio.

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penso a quei dintorni stanchi. all’imbrunire. di strade macchine palazzi. al respiro che respira grigio. quando ogni cosa tace o grida o invecchia. e nell’imbuto rabbocca a litri l’abbandono.

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penso al sonno. un tuffo nero verticale. dentro al nulla l’infusione. penso al dopo. un risveglio improbabile. domani inanellando tutti i gesti del giorno in successione.

 

Loredana Semantica – Un lavoro da killer ben fatto

Immensamente grazie a FemminArt per questo.

Loredana Semantica è soprattutto musicalità del verso prima ancora che intrigo di parole e figurazioni, semantica appunto. E’ gorgheggio di un’ipotesi antica, che si specchia nella natura e nella sua cadenza e che fluisce nel nome della sacralità del respiro, “Tutto è benedetto, nel silenzio esatto, dei miei sguardi..”. Come pure nelle sue foto, poesie visive, mute, si accavallano fotogrammi d’incanto che insistono in una sequenza quasi volessero scomporre il lampo visivo e attrarre l’attenzione sulla magia del vivere. “Vorrei dire una rosa, a volte..”. Dire una rosa.

Eppure la poesia di Loredana viene definita di “resistenza”, intesa come lotta strenua di contrapposizione, empito che ogni poesia dovrebbe avere, sempre, ma certo, a volte la contemplazione prende il sopravvento, da sembrare una fuga nell’empireo della perfezione inesistente. Loredana si autoelide da questo rischio, “appena nate, le poesie sono già vecchie..”, la tentazione d’estasi è subito fugata per “un brivido di schianto, il tetano che avanza..”. E’ impossibile per il poeta, far finta di niente. “Ombre ho nel sangue.. aggrediscono l’orecchio.. topi in tana corde lise.. segatura del pensiero, sbriciolato tra le spire..”. E’ il momento in cui il poeta si immola, nasconde il suo pensiero nella discrasia di una patologia propria, personale, per lasciare il grido al suo urlo, senza far sì che il mondo si neghi alla bellezza.

“E noi scrivevamo poesie..”, mentre la bestia latrava, “..passava col mitra, di striscio addossando la canna, la pistola alla nuca e sparando”. Silenzio, non può che esservi silenzio, contrito, di fronte allo stupore, dell’infranto iato, sperato fino all’ultimo, fra l’appoggiar la canna, e fare fuoco. “..a miliardi di lapidi e di croci, di dolori perfetti ripetuti..”. Il compito del poeta è di una essenzialità portante per l’universo stesso, e non ci si riferisce certo alla tiratura, ma alla capacità del dire, all’enorme responsabilità del dire, la bellezza come la stanchezza, “..al mistero dei petali in corolla..”, regale sinfonia, e la perfetta inutilità delle “..sgolate di civile impegno..”, ma in sordina, perché tutto sembri un “..colore, carnoso di velluto da baciare..”. “Un incanto più che un fiore”.

Loredana è un poeta.

Discorso sulla poesia. Un'apologia della parola

di Luigi B.

tratto da qui

« Nobil natura[…]/Madre è di parto e di voler matrigna.»

(La Ginestra, Giacomo Leopardi)

L’ho già detto – e molti prima di me, ne sono sicuro: la ragione estinguerà l’uomo.

Il mondo tornerà ad esser di nessuno, e le rocce approfitteranno del silenzio primordiale per dar voce al loro canto sotto l’ombra colorata dei loro stessi quarzi; e le bestie danzeranno sopra campi d’orecchie piene di terra e di antico cerume; lo scricchiolar di ossa e il cinguettar dei chiurli riempiranno le giornate azzurre e il cemento scoppierà all’incedere delle edere.

Ma lungo è il tempo che ancora attende l’uomo e la sua paziente disfatta, poiché il cinismo è la vendetta di ciò che passa, e l’agonia l’unico luogo che resta al rimanere.continua a leggere

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