L'alba è più lucida

L’alba è più lucida stamani al punto che s’avverte il tonfo. Del nulla nel sole di gennaio.  Un vuoto dopo l’altro a deglutire. Cavi distesi tra i pilasti.  E’ nel limbo che risiede la condanna. Uno spazio accecante tra le nuvole. Una  sete enorme di paura.  Scrivono di gioia a trenta passi. Tra ristagni di disgusto. Quasi il piacere di sapere. Ma le mani hanno il fiato corto. Muovono le dita con fragore. Si accendono con poco. Fanno salti enormi dalle cime fino al mare. Senza argine è l’inesistenza. Viscida speranza di librarsi. Solo rombi gonfiati  nella pelle e sottile piacere di negare. Scomponendo i segni  e gli occhi. Soprattutto ascolti. Senza parte né cielo. Senza spazio è l’ardito nero. L’arte inconsistente della sabbia che  tutto  lascia al vento. Infinitamente disperdendo. Questo filo finissimo e metallico. Luminoso nell’ampolla. Emette luce intermittente senza posa. Persistenza che conforta. Asseconda la dinamica interiore. Come i pezzi di vetro tra i frantumi. Fragilmente nel freddo che consuma.

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