Litania ultima

Per quella dolcezza prostrante

che è il tuo nome

mai pronunciato eppure

venerato d’azzurro sulle mani

per l’ineffabile bellezza tua di voce

per la vista spossata

per la disfatta inveterata

per due righe di giudizio.

Per il cozzare delle scaglie

l’intento sacro la paura

il bosco oscuro l’armatura

per lo svettare delle lame

il rovinare delle biglie

l’insieme arrotolato di parole.

Per la pioggia il vento il sole

per la stagione del corallo

per le foglie ammucchiate

sopra il cuore

schiacciato vinto oppresso

dai giornali.

Per un salmo mai dettato

una preghiera di salvezza

per l’attesa di poggiare

il capo sulla sedia  e

le tue sante ginocchia.

 

L’ultima litania da recitare.

 

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