Nobel a Obama: Casa Bianca sorpresa: «Wow!»

Corriere della Sera.it
WASHINGTON – «Piuttosto sorpresi». La Casa Bianca non si aspettava l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Barack Obama. Lo hanno affermato alcuni funzionari dell’amministrazione americana interpellati dalla Cnn. Tanto che il portavoce presidenziale Robert Gibbs, a chi gli chiedeva una reazione a caldo, ha risposto ai media con una mail contenente solo un’esclamazione di sorpresa (WOW!) Leggi ancora

Lacerato interiore

La luna come un ventaglio di luce s’apriva nel cielo. Di neve fresca cadeva il respiro. Fioccava petali e bianco. Tra le vertebre sbucavano chiodi. Sulle braccia allungate, l’anulare, i polpacci. Forando le spalle a decine sul collo. Una cresta armeggiante sul capo. Di crepa in crepa a spezzare la carne. Un bavaglio di ossa a ficcare le dita. Come fiori metallici duri scomposti. Ti finisce così nella pelle cascante, a sbavare l’estate. Ti finisce così nei capelli bianchi. Un fiume di fili a scopare i pensieri. Vestire nel bavero acciacchi e ricordi. Saltimbanco dei sogni. Nelle orbite cieche  a schiumare bisogni.  Non c’è requie nel contare mattoni. Non erano mura le mura ad oltranza. Non erano alte le piaghe. Si piegavano al petto le ginocchia di vetro. Si chiamavano virgole e pane, invocavano labbra a gran voce. All’orecchio ti giunga un richiamo: l’ululato del mondo. Nell’acciaio che affiora riconosci la forma. Una fibra fondante le pieghe. Un diamante a smeriglio. Per tono opaco a pressare insensato. Un decoro di bolle la lingua. Tronfietà del ribelle.

Ti scrivo ancora  due righe come fossi un’aliena. E’ l’oggetto a cambiare l’istante. Ti scrivo e non vedi nient’altro che semi.

Si scrive io come disse un dovere di fare, si scrive io come dire un bisogno di dare. E nessuno che chieda del mare. Si scrive io come dissi un testamento in consegna. Nella teca infinito. Essere l’ostia del corpo. Un sapore di vino. Essere. Come essere intonsi. Un fuoco in delirio. Lacerato interiore.

Less than a pearl

Meno di una perla

Il giorno è venuto dalla notte
dalla notte viene la nostra piccola terra.

Le nostre parole prendono una via
le nostre parole sono in viaggio
per trovare coloro che ascolteranno.

Noi gridiamo nello spazio…

Noi  gridiamo nello spazio…

Noi gridiamo nello spazio…

Noi gridiamo nello spazio…

Siamo meno di una perla in un mare di stelle,
siamo un’isola perduta nelle ombre.

Forse le nostre parole si perderanno

Forse le nostre parole non troveranno niente

forse non troveranno nessuno

Noi gridiamo nello spazio…
Noi  gridiamo nello spazio…

 

 

traduzione Loredana Semantica

 

Less than a pearl


Out of night has come the day.
Out of night, our small earth.

Our words drift away.
Our words journey
to find those who will listen.

We call out into the distance…
We call out into the distance…
We call out into the distance…
We call out into the distance…

Less than a pearl in a sea of stars,
we are a lost island in the shadows.

It may be our words become lost.
It may be our words find nothing, find no-one.

We call out into the distance…
We call out into the distance…

Il pianto dell’anima

 tratto da qui

IL FARMACISTA DI AUSCHWITZ di Dieter Schlesak, Garzanti 2006

Il farmacista di Auschwitz

Non dite mai: “Io ho letto i libri di Primo Levi, di questo e quest’altro, io dell’Olocausto so tutto”. Primo perchè certi libri non sono informazioni o storie in più da registrare, ma abissi in cui immergersi per perdere le proprie facili, ideologiche certezze e ritrovare la vita dello spirito. E poi perchè quella frase l’ho detta anch’io, prima di leggere questo libro. E adesso me ne vergogno. Espressioni mirabolanti sulla stupenda letterarietà del testo o sulle autentiche rivelazioni che può darvi, ve le risparmio.
Leggetelo, e basta.

Le memorie del boia

Dottor Fritz Klein di Zeiden: «Quando arrivavano ad Auschwitz dei trasporti, il compito dei medici era di identificare le persone inadatte o inabili al lavoro. Ciò riiguardava anche bambini, vecchi e malati. lo ho visto le camere a gas ad Auschwitz e sapevo che coloro che seleezionavo dovevano finirvidentro. Ma ho sempre agito unicamente in base ai comandi. Tutti i comandi erano impartiti solo oralmente. [ … ] lo non ho mai protestato per il fatto che degli esseri umani fossero spediti nelle camere a gas, benché non fossi d’accordo. Se uno è nell’esercito, non può certo protestare.
Prendere parte a quei défilé di sicuro non era un divertimento, perché sapevo che le persone che selezionavo finivano nelle camere a gas. Le donne rimaste incinte nel lager, e così divenute inabili al lavoro, furono anch’esse selezionate in successive ispezioni».
Klein, condannato a morte a Bergen-Belsen da una corte britannica, fu impiccato il 13 dicembre 1945 a Haameln. La sua ultima foto: in maniche di camicia. Magro e assente. Già morto da vivo. continua a leggere

Cupo fiorire

Sono le cento mappe

cento porzioni di stracci

braccia svestite e branchie rossastre

tracce oltre le orecchie

come profonde ferite

per respirare.

Rete sono di plastica e stagno

rombi disposti a parete

un muro alto di ben venti metri

una siepe mai vista di rampicanti

bianca di fiori bianchi gialla di giallo

spesse le foglie lucenti e compatte

di un tenero verde le altre foglie centrali

in mezzo a mazzetti corolle viola

minute e smerlate da un margine chiaro

poi petali intensi di rosso amaranto.

Spettacolo sono

che conducono al grappolo

e nel cupo che si ripete

l’ossesso sono sfrenato e stremato

inseguito inseguente sfondato

quel rastrellare del capodoglio

cetaceo del cuore estinto

da millecentanni.

 

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