Incantesimo

Quando è davanti il bianco

bianco dev’essere l’intero quanto

senza nero di scritta o segni o colori

ché l’occhio dannato vi anneghi

d’ ingorghi e angoscia muta.

Vanità sia nel tronco mozzato

precipizio a raccolta del nulla

il respiro vi spazi perduto

paralisi che in voce si forma

sul dorso flesso si (s)pieghi

d’impeto che gonfio s’alzi

immenso di lievito assiso

vento nel  vertice alto

altissimo trono del mondo.

E la punta che riga lo strazi

e il tasto che batte lo sporchi

di sangue di sabbia di chiodo

di calce di brina di fango

di polline pelle sudore

briciole zucchero

sporche parole.

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