Ora che

Ora che lei ha l’ennesimo viso. L’alba è truce fantasma. Ora il profilo arancione ricama di ombre le autentiche labbra. I chiari, gli scuri, le sfumature. Volesse il cielo altri ponti e spiagge e rami pendenti. Innumerevoli foglie. Frutti vogliosi di succo. Volesse un vorticoso invito. Spietatamente ambito. Limiti ai solchi. Riparare. Ricostruire una lingua. Disturbata dai tiri. Spari sui fiori. Stilettate dirette. Morsi alle gambe. Non c’è riparo lui dice. Nè luce io penso. L’altro risponde un elenco. Non si vive di senza. Eppure insieme si muore. C’è bisogno di canto,  d’incanto, di vita c’è il foro d’uscita. C’è una briciola quanto mai maledetta di angusta attenzione. E’ un’offerta di doni la stoffa dipinta. Gli onori la celebrazione. Comprate promesse signori. A chili le attendo da sempre. Sull’orlo dell’uscio. Comprate i miei ori. Le scarpe bucate gli stracci per vesti. Buttate dell’acqua sui cuori, spegnete le braci, le coltri del letto, russate tra i denti i limoni. Aprite la porta. Svegliatevi è l’ora. Ho domato i furori. I demoni arditi hanno lacci sul collo. Piovono insonni manette. Stringono forte la notte. C’è un silenzio mai visto. Un bagliore inaudito. Mongolfiere rapaci. C’è un momento di morte. La paura ora giace stravolta. Adesso risorge. Di striscio sul fianco poi dentro i polmoni. C’è un rumore lontano di buio che incombe. Tra le gocce si contorce la pioggia. C’è una strada perduta, un ricordo sommerso. L’insondabile il fango.

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