Prèveza

 

Morte sono i corbacci che s’abbattono
sui muri neri e sulle rosse tegole,
morte le donne che fanno l’amore
come se sminuzzassero cipolle.

Morte le strade sporche, irrilevanti,
coi loro nomi illustri, altisonanti,
e l’oliveto, e il mare attorno, e ancora
il sole, morte in mezzo alle altre morti.

E morte il poliziotto che accartoccia
e pesa una razione “difettosa”,
morte i giacinti in fiore sul balcone,
e il professore che legge il giornale.

Distretto, Base, Guarnigione, Prèveza.
La banda ascolteremo di domenica.
Ho pure aperto un libretto di banca,
primo deposito dracme quaranta.

Passeggiando sul molo lentamente
domandi “esisto?” e poi “no, non esisti!”.
La nave arriva, in alto la bandiera.
Chissà se porterà il signor Prefetto.

Fra tutte queste persone,
se almeno una morisse di disgusto…
Contriti, silenziosi, compassati,
al funerale ci divertiremo.

da “Ultimi Testi” 1928 di Kostas Kariotakis (poeta, nato a Tripoli nel 1896, morto suicida a Preveza, in Epiro, nel 1928)

 

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